BastaBugie n�889 del 04 settembre 2024

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1 SOCIAL NETWORK: ZUCKERBERG RIVELA CHE SIAMO A UN PUNTO DI ROTTURA
Il padrone di Facebook, Instagram, WhatsApp e Messenger ha finalmente confessato che nel 2020 ha rimosso contenuti riguardanti Covid e Trump su pressione dell'Fbi e del governo Biden
Autore: Eugenio Capozzi - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
2 IN GERMANIA LA VITA DI UN INSETTO VALE PIU' DI UN BAMBINO
Multe da migliaia di euro per chi uccide vespe, lumache, farfalle, coleotteri, scoiattoli, talpe, lupi... mentre si cerca di favorire l'uccisione di bambini peggiorando la legge sull'aborto
Autore: Manuela Antonacci - Fonte: Sito del Timone
3 CONTRACCEZIONE E ABORTO: DUE FACCE DELLA STESSA MEDAGLIA
I Paesi che maggiormente spingono per la contraccezione sono anche quelli che riportano i tassi più elevati di aborti (VIDEO: Le strategie di Planned Parenthood)
Autore: Lorenza Perfori - Fonte: Pro Vita e Famiglia
4 LA RIDICOLA FESTA DI SAN NAPOLEONE AL POSTO DELL'ASSUNTA
Dopo l'esilio a Sant'Elena la festa dell'Assunta fu ripristinata, ma tutt'oggi oltralpe non si festeggia l'Immacolata (e quindi l'8 dicembre è un giorno feriale normale)
Autore: Francesco Patruno - Fonte: Sito del Timone
5 FRENARE LA PROPRIA LINGUA E' LA COSA PIU' DIFFICILE
Come il morso orienta il cavallo dove vuole il padrone, così la lingua può orientare l'uomo alla virtù o a soddisfare le passioni a seconda se è tenuta a freno oppure no
Autore: Don Dolindo Ruotolo - Fonte: Settimanale di Padre Pio
6 UNA SOCIETA' POST-FAMILIARE, L'UTOPIA DELLA SINISTRA
La rivista MicroMega dichiara guerra alla famiglia, fonte (secondo loro) di violenza, oppressione e di tanti altri mali (che però non derivano dalla famiglia, semmai dalla sua crisi)
Autore: Stefano Fontana - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
7 OMELIA XXIII DOMENICA T. ORD. - ANNO B (Mc 7,31-37)
Fa udire i sordi e fa parlare i muti
Autore: Giacomo Biffi - Fonte: Stilli come rugiada il mio dire

1 - SOCIAL NETWORK: ZUCKERBERG RIVELA CHE SIAMO A UN PUNTO DI ROTTURA
Il padrone di Facebook, Instagram, WhatsApp e Messenger ha finalmente confessato che nel 2020 ha rimosso contenuti riguardanti Covid e Trump su pressione dell'Fbi e del governo Biden
Autore: Eugenio Capozzi - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 29 agosto 2024

La lettera inviata da Mark Zuckerberg alla Commissione giustizia della Camera dei Rappresentanti statunitense, in cui egli ammette ufficialmente di aver ceduto a richieste di censura dei contenuti postati su Facebook da parte di agenzie federali e poi dell'amministrazione Biden tra 2020 e 2021, rappresenta una svolta epocale nel dibattito sulla libertà di espressione in Occidente, in relazione ai social media e non solo. Ancor più in relazione all'arresto del fondatore e CEO di Telegram, Pavel Durov, avvenuto in Francia pochi giorni fa.
Il fatto che i social media siano da molti anni al centro di accuse, campagne di denigrazione, tentativi di controllo e spinte censorie anche nei paesi liberaldemocratici è ben noto. Dalla loro nascita essi hanno immesso nella dialettica sociale e politica alcuni elementi deflagranti. Come potentissimi e pervasivi canali di un flusso di messaggi e relazioni potenzialmente inesauribile, hanno letteralmente scardinato il sistema organizzato dei media ufficiali, creando le condizioni da un lato per l'emergere e l'organizzarsi di correnti di opinione spontanee, non controllate dall'alto, dall'altro per capillari operazioni di comunicazione propagandistica dall'alto e di accumulo di dati personali privati da parte dei fondatori e gestori delle piattaforme, che si sono visti investiti di un potere enorme, inusitato e imprevisto.
In particolare, poi, i social media sono diventati il bersaglio di feroci accuse e polemiche quando è emerso chiaramente che essi costituivano il canale principale per la diffusione delle idee delle nuove destre "populiste" e "sovraniste" occidentali nate dopo la grande crisi del 2008, radicalmente critiche di molti aspetti della globalizzazione, e largamente estranee all'establishment politico, economico-finanziario, intellettuale egemonizzato dal globalismo progressista "politicamente corretto".
Da qui la crescente pressione di quell'establisment per ricondurre questi nuovi, potenti poli della comunicazione sotto il proprio controllo, o, in caso contrario, la crescente tendenza a delegittimarli e criminalizzarli, sostenendo che essi fossero mezzi di diffusione di odio, violenza, razzismo, e veicolassero strutturalmente disinformazione e "misinformazione" attraverso "fake news" pericolose che inquinavano il dibattito civile.

CENSURA OPPRIMENTE
Il tornante decisivo attraverso il quale questa visione si è consolidata è stato il 2016, con la vittoria della Brexit e l'elezione a sorpresa di Donald Trump alla Casa Bianca contro Hillary Clinton. A questi due segni inequivocabili di incrinatura dei consensi da parte del "blocco" delle élites formatesi dopo la fine della guerra fredda, e alla crescita delle destre sovraniste, quelle élites hanno decretato all'unisono che tali fenomeni politici non rappresentavano uno tra i fisiologici esiti del dibattito democratico, ma al contrario il risultato del fatto che i social media avevano dato spazio alle notizie false e alle manipolazioni lanciate da orde di cospiratori sovversivi, magari al servizio di potenze ostili, come la Russia di Putin; che, dopo la prima crisi ucraina del 2014, si era rapidamente trasformata, per la "narrazione" mainstream, nel perfetto "cattivo" a cui addebitare ogni oscura congiura destabilizzante.
Proprio la vittoria di Trump venne indicata, dai Democratici statunitensi, come frutto di un pactum sceleris tra il tycoon e Putin, e tale accusa diede origine addirittura a un'indagine dell'Fbi e della magistratura, che si sarebbe rivelata poi (come attestato definitivamente dal rapporto del procuratore John Durham nel 2023) una montatura mossa dalla volontà degli apparati di colpire l'allora presidente.
Da allora, la pressione per riportare i social sotto il controllo del potere politico, e in particolare di impedire che essi potessero bilanciare il sottodimensionamento strutturale operato dai media mainstream verso le forze politiche di destra, è andata crescendo, e facendosi più esplicita e minacciosa.
Nella lettera sopra citata Zuckerberg ha ammesso inequivocabilmente che nell'ottobre 2020, durante la campagna elettorale presidenziale in cui si scontravano Trump e Joe Biden, l'Fbi chiese di censurare la diffusione di un articolo del New York Post che dettagliava il coinvolgimento di Biden nei rapporti d'affari loschi del figlio Hunter con la azienda ucraina Burisma perché, sosteneva l'agenzia, si trattava di un'operazione di disinformazione russa, e Facebook accettò, esercitando così un inquinamento enorme del dibattito elettorale. Così come, nel 2021, su pressante richiesta della amministrazione Biden, nel frattempo entrata in carica, la piattaforma censurò un numero enorme di contenuti che esprimevano critiche, dubbi e persino satira sulla versione governativa ufficiale in merito all'epidemia di Covid-19 e alle relative misure emergenziali.

ELON MUSK E I TWITTER FILES
Non si tratta certo di notizie sconosciute o sorprendenti, ma solo della conferma di fatti già noti per varie vie. D'altra parte, pressioni censorie analoghe operate dagli apparati governativi americani nei confronti di Twitter, allora di proprietà di Jack Dorsey, e prontamente eseguite, erano state già rivelate, con tutta la documentazione, da Elon Musk nel 2022 dopo che ebbe acquisito la piattaforma, nei celebri Twitter Files curati da Matt Taibbi. Ma è importante il fatto che Zuckerberg ammetta oggi che cedere a quelle pressioni sia stato un atto sbagliato, e un tradimento della funzione neutrale che la piattaforma avrebbe dovuto assumere nella dialettica civile e politica. Così come, sul lato opposto, è importante, in negativo, il fatto che l'amministrazione Biden rivendichi ancora il comportamento tenuto in quel contesto, giustificandolo con l'esigenza di promuovere, in una situazione di grave emergenza, "azioni responsabili per proteggere la salute e la sicurezza pubblica".
E proprio il concetto di emergenza - usato incessantemente negli ultimi anni per il Covid, poi per la presunta "crisi climatica", poi per la guerra russo-ucraina, ma applicabile praticamente a qualsiasi campo su cui si promuovano campagne allarmistiche - rappresenta la leva principale che il blocco di potere occidentale, prevalentemente di sinistra, invoca per invocare una sottomissione di tutti i mezzi di comunicazione, e soprattutto dei social, al ruolo di ripetitori passivi di una narrazione sostanzialmente unica imposta dall'alto. Una logica che informa di sé il Digital Service Act, regolamento dei servizi digitali approvato dall'Unione europea nel 2022 ed entrato in vigore quest'anno, che impone alle stesse piattaforme la "moderazione" (cioè la censura) dei contenuti su tutti i temi "sensibili". E che oggi viene adoperata dalla Francia per accusare, con una logica surreale, il CEO di Telegram Pavel Durov di complicità diretta con le azioni criminose compiute attraverso la sua piattaforma (terrorismo, pedopornografia, spaccio di droghe) per cercare di scardinare definitivamente le garanzie di privacy assicurate dalla piattaforma (anche probabilmente per scopi militari e di politica estera).
Siamo giunti, insomma, a uno snodo decisivo nella storia dei social media, ma più in generale del pluralismo occidentale. In assenza di una consapevole e decisa mobilitazione civile e politica trasversale sul tema, anche nelle liberaldemocrazie i media si avvieranno inevitabilmente verso una deriva "cinese", seguendo la trasformazione degli ordinamenti pluralisti in regimi emergenziali della sorveglianza.

IL PADRE DI TELEGRAM ARRESTATO IN FRANCIA, MESSAGGIO AI SOCIAL CHE NON CENSURANO
Le autorità USA, UE, inglesi, russe, brasiliane, australiane, ecc. vogliono distruggere chi non si allinea alla loro propaganda censurando le voci dissenzienti (ad es. Elon Musk con X e Pavel Durov con Telegram)
di Stefano Magni
https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7903

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 29 agosto 2024

2 - IN GERMANIA LA VITA DI UN INSETTO VALE PIU' DI UN BAMBINO
Multe da migliaia di euro per chi uccide vespe, lumache, farfalle, coleotteri, scoiattoli, talpe, lupi... mentre si cerca di favorire l'uccisione di bambini peggiorando la legge sull'aborto
Autore: Manuela Antonacci - Fonte: Sito del Timone, 23 agosto 2024

Germania: benvenuti nel paese in cui una vespa vale più della vita di un bambino. Di cosa stiamo parlando? Della contraddizione forte di un paese in cui le vespe sono considerate una specie protetta, ma i bambini evidentemente no, se si considera il numero di aborti che si attesta intorno ai 100.000 l'anno. Eppure in Germania piovono multe di 5.000 euro (in Baviera) e addirittura 65.000 euro (in Brandeburgo) se si osa uccidere una vespa. Sono inclusi nel divieto anche lumache e farfalle, coleotteri, scoiattoli, talpe, lupi: viene punita anche l'uccisione degli uccelli selvatici così come la loro cattura.
Insomma, tutte specie protette, tranne l'uomo! Perché, se è vero che in base all'articolo 218 del Codice Penale l'aborto, in Germania, è illegale, tuttavia la donna non è perseguibile se la procedura avviene entro la dodicesima settimana di gestazione, dopo aver fatto visita ad un consultorio in cui viene rilasciato un certificato usato come "giustificativo" e aver rispettato un "tempo di riflessione" di tre giorni.
Tuttavia, lo scorso aprile, una Commissione istituita dal governo tedesco ha presentato una relazione sull'interruzione di gravidanza chiedendo leggi meno restrittive su aborto e maternità surrogata. La Commissione "per l'autodeterminazione e la medicina riproduttiva", era formata da 18 esperti in medicina, psicologia, etica e diritto e ha sottolineato come «l'illegalità di fondo dell'aborto nelle prime fasi della gravidanza non è sostenibile».
Perciò ha sostenuto che gli aborti dovrebbero essere vietati solo dopo la ventiduesima settimana di gravidanza, invitando il legislatore a intervenire. Dunque una nuova legge sull'aborto potrebbe essere approvata entro la fine della legislatura. Interessante è, inoltre, scoprire che nonostante l'attuale legge "restrittiva" in Germania, nei consultori è vietato l'ingresso ai pro life e alle associazioni di ispirazione cristiana. Non solo, nella sua seduta del 5 luglio scorso, il Bundestag ha approvato un disegno di legge governativo con cui è stata modificata la normativa che disciplina le attività di consulenza relative all'interruzione di gravidanza.
L'emendamento è stato sostenuto da un ampio margine di voti favorevoli e osteggiato solo dall'Unione Cristiano-Democratica e da Alternative für Deutschland, di destra. Tutto ciò ha portato a una modifica importante che in teoria andrebbe a salvaguardare i "diritti delle donne", ma in pratica ostacola alcune libertà costituzionali. In particolare parliamo del cosiddetto "divieto di molestie" per i pro life che manifestano davanti ai consultori o alle strutture ospedaliere e persino del divieto di pregare in silenzio in questi luoghi, se tali attività avvengono nel raggio di 100 metri. Diversamente, i pro life potranno essere multati fino a 5.000 euro.
Viene da chiedersi se, come la si vuol far passare, tutto ciò sarebbe a tutela di taluni "diritti" da tutelare, che fine facciano i diritti alla libertà di espressione, alla libertà di riunione e alla libertà di religione e, soprattutto, i diritti del bambino nel grembo materno che potrebbe magari essere salvato per il rotto della cuffia, da un ripensamento improvviso, grazie all'attività di questi volontari. In questi casi, il parlamento tedesco parla addirittura di "molestie da marciapiede" - ma non si registrano denunce in questo senso. Non solo, sicuramente, nonostante a livello europeo si critichi tanto l'articolo 218 del codice penale, consultando i dati statistici emerge che non è affatto difficile abortire in Germania.
Parliamo infatti di cifre non di certo microscopiche che partono da picchi di quasi 135.000 aborti tra il 2000 e il 2001, fino al più recente 2022 con 104.000 aborti. Un numero, questo, che indica un aumento di quasi il 10% rispetto all'anno precedente. Ad abortire sono soprattutto donne tra i 25 e i 35 anni di età. Insomma, se si viene multati per aver ucciso una vespa ma allo stesso tempo si viene multati anche per il tentativo di aver salvato un bambino - per giunta condannato di fatto a morte nel grembo materno -, non si sta forse mettendo su un piano decisamente superiore, non i casi estremi, non il bene collettivo, ma addirittura un insetto? E tutto questo, nell'interesse di chi?

Fonte: Sito del Timone, 23 agosto 2024

3 - CONTRACCEZIONE E ABORTO: DUE FACCE DELLA STESSA MEDAGLIA
I Paesi che maggiormente spingono per la contraccezione sono anche quelli che riportano i tassi più elevati di aborti (VIDEO: Le strategie di Planned Parenthood)
Autore: Lorenza Perfori - Fonte: Pro Vita e Famiglia, 21 agosto 2024

I prolife sono spesso accusati di ipocrisia quando affermano di essere contrari sia all'aborto sia alla contraccezione. Si obietta loro che i contraccettivi prevengono le gravidanze indesiderate e poiché l'aborto viene usato per eliminare le gravidanze indesiderate logica vuole che la promozione degli stessi ridurrà il numero degli aborti. Secondo questo ragionamento se sei contrario all'aborto devi per forza essere favorevole alla contraccezione. I prolife replicano che in realtà, come dimostrano gli studi, lì dove i contraccettivi sono largamente utilizzati i tassi di aborto aumentano. I promotori della "salute riproduttiva" rilanciano che ciò è vero solo all'inizio perché una volta che l'uso dei contraccettivi raggiungerà la massima copertura nella popolazione poi gli aborti diminuiranno. Ma è davvero così?

LA SITUAZIONE IN INGHILTERRA
L'Inghilterra è considerata un punto di riferimento per lo studio sulle politiche legate all'uso degli anticoncezionali perché ha uno dei programmi sulla contraccezione più martellanti al mondo e il Servizio sanitario nazionale (Nhs) fornisce da tempo gratuitamente ogni tipo di contraccettivo. Con l'obiettivo di dimezzare le gravidanze tra le adolescenti il governo ha avviato dal 1999 il programma Teenage Pregnancy Strategy stanziando 300 milioni di sterline per promuovere un'educazione sessuale completa; la pillola "del giorno dopo" si può acquistare senza ricetta (solo nel 2008 ne sono state vendute 1.428.000 confezioni) e dal 2011 anche le tredicenni la possono ottenere gratis in farmacia senza il consenso dei genitori. Intanto campagne mediatiche bombardano da tempo i giovani con consigli su come procurarsi i contraccettivi migliori e su come averli gratis. Con quali risultati? I dati del ministero della Sanità mostrano un tasso di abortività altissimo tra le adolescenti e un forte aumento della ripetitività abortiva: nel 2010 nel Regno Unito sono state 38.269 le adolescenti ad aver abortito e, di queste, ben 5.300 erano al loro secondo aborto, 485 al terzo aborto, 57 al quarto, 14 al quinto, quattro al sesto e almeno tre giovani al settimo. Nel 2012, il Daily Mail ha scritto che i contribuenti britannici stavano finanziando aborti ripetuti per una cifra pari a un milione di sterline a settimana.
I dati del 2018 in Gran Bretagna indicano complessivamente 84.258 aborti ripetuti (di cui 3.332 su adolescenti) che corrispondono a un aumento del 7% rispetto al 2017 e dell'11% rispetto al 2016. In particolare: 4.389 donne (tra cui 23 adolescenti) erano al loro quarto aborto, 1.298 donne (tra cui cinque adolescenti) erano al quinto aborto, 403 donne (tra cui cinque adolescenti) erano al sesto aborto, 172 donne erano al settimo aborto (in aumento del 26% rispetto al 2016).
Dai dati del British Pregnancy Advisory Service (Bpas), uno dei maggiori fornitori di aborti del Regno Unito, emerge che il 51,2% delle pazienti che ha abortito stava usando almeno una forma di contraccezione nel mese in cui ha concepito, e una su quattro che hanno chiesto l'aborto stava utilizzando uno dei metodi contraccettivi più efficaci (di tipo ormonale o la spirale) nel momento in cui è rimata incinta.
Secondo l'Economist, sono circa un quinto le gravidanze che in Inghilterra terminano con un aborto e un terzo delle donne che abortisce ha già abortito almeno una volta in precedenza.
Quindi nonostante l'offerta insistente e gratuita di contraccettivi nella popolazione, in Inghilterra continuano lo stesso a verificarsi un 20% di gravidanze indesiderate che esitano in aborto.
L'ex direttrice del Bpas, Ann Furendi, ha chiaramente ammesso che la contraccezione non elimina l'aborto e che, anzi, questo rappresenta lo strumento ulteriore di controllo delle nascite quando la prima fa cilecca: «I nostri dati dimostrano che la contraccezione da sola non basta per controllare la propria fertilità, anche quando vengono usati i metodi più efficaci. La pianificazione familiare include contraccezione e aborto. L'aborto è lo strumento di controllo delle nascite di cui le donne hanno bisogno quando il loro contraccettivo abituale fallisce».

I DATI USA
Il fatto che l'accesso alla contraccezione non riduca il tasso di abortività è confermato da uno studio del 2018 del Guttmacher Institute dal quale emerge che più della metà delle donne americane che ha abortito stava usando un metodo contraccettivo nel mese in cui è rimasta incinta. Il tasso di queste donne era pari al 54% nel 2000 e al 51% nel 2014. Mentre il tasso delle donne che hanno abortito e non avevano mai usato alcun metodo anticoncezionale era solo dell'8-10%.
Analogamente, l'agenzia Centers for Disease Control and Prevention (Cdc) riferisce costantemente che più della metà delle pazienti che abortiscono facevano «correntemente uso» di misure contraccettive nel mese in cui sono rimaste incinte e osserva che gli aborti derivano solitamente da gravidanze indesiderate «che spesso si verificano nonostante l'uso di contraccettivi».
Significativo è quanto si è verificato a Washington dopo che nel 2001 ha avviato il programma pilota Take Charge volto a fornire contraccettivi gratuiti alle donne a basso reddito non coperte dal Medicaid. Il programma è stato finanziato per cinque anni, prorogato per altri tre anni e nuovamente rinnovato nel 2009. Ebbene, il rapporto annuale del 2007 di Planned Parenthood di Western Washington mostrava un aumento degli aborti del 16% passati da 7.790 nel 2006 a 9.059 nel 2007.

GLI ESEMPI DI SCOZIA, SPAGNA, SVEZIA E FRANCIA
Oltre all'Inghilterra, in Europa vi sono altri Paesi che promuovono con forza e insistenza l'uso dei contraccettivi.
In Scozia, per esempio, nonostante le spinte all'uso della contraccezione sia ordinaria sia di "emergenza" (pillola "del giorno dopo") non solo gli aborti non diminuiscono, ma aumentano anche le recidive. Per esempio - secondo l'Nhs - il 26,3% delle donne che aveva abortito nel 2008 aveva avuto almeno un aborto in precedenza. Gli aborti in Scozia mostrano un trend in costante crescita: 12.603 nel 2005, 13.081 nel 2006, 13.703 nel 2007, 13.815 nel 2020 fino al picco del 2022 con 16.584 aborti.
Lo stesso avviene in Spagna. Uno studio del 2011 pubblicato sulla rivista Contraception ha preso in esame campioni rappresentativi di donne spagnole in età fertile (15-49 anni), nel periodo di dieci anni 1997-2007, e le ha interpellate ogni due anni per valutare l'uso di contraccettivi e se fossero rimaste incinte e avessero abortito. Nei dieci anni considerati è emerso che l'uso complessivo di metodi anticoncezionali era aumentato dal 49,1% al 79,9%. Nonostante ciò il tasso di abortività non solo non era diminuito, ma era raddoppiato passando da 5,52 a 11,49 per 1.000 donne.
La Svezia è un altro Paese notoriamente all'avanguardia in termini di promozione della "salute riproduttiva". Qui l'educazione sessuale nelle scuole è obbligatoria dal 1955 e dal 2001 la pillola "del giorno dopo" è diventata un farmaco da banco che le giovani possono acquistare senza ricetta. Da allora le sue vendite sono raddoppiate a livello nazionale e addirittura triplicate nella capitale Stoccolma. Risultati? I funzionari governativi hanno reso noto che gli aborti in Svezia sono aumentati del 17%, passando dai 30.980 del 2000 ai 37.205 del 2007. A Stoccolma solo nel 2007 sono stati praticati 10.259 aborti che equivalgono a un aumento del 6,9% rispetto solo al 2006. Il tasso di abortività tra le giovani supera abbondantemente il 20 per 1.000.
Idem in Francia. In questo Paese quasi il 97% delle donne sessualmente attive che non desidera una gravidanza usa i metodi contraccettivi considerati più sicuri come la spirale e la pillola ormonale e solo un 3% circa non usa alcun metodo contraccettivo. La pillola "del giorno dopo" si può acquistare senza ricetta e le ragazzine la ricevono gratuitamente (nel 2010 ne sono state vendute 1.100.000 confezioni, 1.200.000 nel 2012). L'educazione sessuale è entrata nelle scuole dal 1973 e dal 2001 è diventata obbligatoria a partire dalle scuole elementari, con programmi differenziati a seconda dell'età degli studenti. Nonostante ciò dal 1975 non diminuisce mai la cifra media di 220.000 aborti l'anno, con un picco raggiunto nel 2022 pari 234.000 aborti: la cifra più alta mai registrata da trent'anni.
Gli ultimi dati disponibili, relativi ai tassi di abortività delle donne in età fertile (15-44 anni), collocano i Paesi europei più solerti sulla contraccezione ai livelli più elevati. In Francia i dati del ministero della Salute riportano per il 2022 tassi di abortività altissimi: 16,2 per 1.000 tra le giovani di 18-19 anni; 26,9 tra quelle di 20-24 anni; 28,6 tra le donne di 25-29 anni e 17,8 tra le donne di 35-39 anni. Negli altri Paesi sopra citati i dati più recenti riportano i seguenti tassi di abortività: 18,6 per 1.000 in Inghilterra (dato 2021); 17,8 in Svezia (2021); 13,4 in Scozia (2021) e 10,3 in Spagna (2020). Questi numeri decretano chiaramente il fallimento del paradigma "più contraccezione = meno aborti", si pensi per esempio, a titolo di confronto, che il tasso di abortività in Italia nel 2021 è stato di 5,7 per 1.000.
Il fallimento, come visto, non riguarda solo la contraccezione ordinaria, ma anche la cosiddetta "contraccezione" di emergenza. Significativa al riguardo è una revisione sistematica del 2007 (Raymond et al.), condotta dall'organizzazione pro aborto American College of Obstetricians and Gynecologists, su 23 studi pubblicati tra il 1998 e il 2006 che avevano confrontato l'effetto dell'accesso alla "contraccezione" d'emergenza sui tassi di gravidanza. Lo studio ha concluso che «un maggiore accesso alle pillole per la "contraccezione" d'emergenza ne aumenta l'uso, ma non riduce i tassi di gravidanze indesiderate e di abortività».

INDICE PEARL E RISK COMPENSATION
In generale i programmi volti a promuovere l'uso dei contraccettivi hanno un bilancio molto negativo per quanto riguarda la riduzione delle gravidanze indesiderate e dei tassi di aborto, principalmente per due motivi. Il primo motivo attiene al fatto che non esiste un metodo contraccettivo in grado di impedire al cento per cento il concepimento e tutti presentano percentuali più o meno elevate di fallimento. Per esempio uno dei metodi considerati più sicuri come la pillola estro-progestinica ha un indice Pearl (percentuale di "fallacia") dello 0,3% nell'uso perfetto, ma basta che la donna salti qualche giorno di assunzione - fatto tutt'altro che raro in caso di uso ordinario - per far salire l'indice Pearl all'8,7%. Nei metodi di barriera (preservativo, diaframma, cappuccio cervicale) i tassi di fallimento arrivano fino al 27%.
Il secondo motivo attiene al fenomeno chiamato risk compensation (compensazione del rischio): l'uso di ausili che riducono i rischi (reali e percepiti) inducono le persone ad assumere condotte più rischiose. È stato per esempio dimostrato che guidare l'auto con le cinture di sicurezza porta a una guida più spericolata, così come fumare sigarette light o bere alcolici a bassa gradazione porta a fumare e bere di più.
Lo stesso avviene con l'uso dei contraccettivi: il fatto di sentirsi al riparo da gravidanze indesiderate porta le persone a incrementare rapporti sessuali e promiscuità, moltiplicando così il rischio di un singolo rapporto sessuale tante volte quanti saranno i rapporti. Giocare alla roulette russa una volta presenta un minimo rischio, ma giocarci 100 volte è molto più rischioso perché ci espone tante volte allo stesso minimo rischio. Questo fenomeno, unito alla fallibilità insita nei metodi contraccettivi, non riduce ma incrementa le gravidanze indesiderate e gli aborti.

PROMUOVERE SESSO PER OTTENERE ABORTI (E PROFITTI)
Contraccezione e aborto sono quindi due facce della stessa medaglia, come osserva acutamente Ramona Treviño, ex manager in una clinica Planned Parenthood (Pp) del Texas.
«La contraccezione - spiega Treviño - crea mercato per l'aborto incentivando la promiscuità e fornendo a uomini e donne un falso senso di sicurezza contro una gravidanza indesiderata. Più le persone sono promiscue (soprattutto i giovani), più è probabile che incorrano in una gravidanza. Più le persone usano la contraccezione e adottano una mentalità contraccettiva, più alte sono le probabilità che ricorrano all'aborto. Perché se si usano i metodi anticoncezionali un figlio non rientra nei "piani". Così l'aborto diventa la soluzione di riserva contro il fallimento, l'uso scorretto o la mancanza di auto-controllo insiti nella contraccezione».
L'ex manager accusa quindi Pp di occuparsi non di prevenzione, perché «prevenire gravidanze non pianificate non genera profitti», così come «promuovere astinenza, auto-controllo e matrimonio monogamico non garantisce il business». È di promozione del sesso che si occupa Pp - afferma Treviño - «la promozione del sesso è il sistema con cui Pp mantiene alte le sue quote di aborti» e di profitti.
Treviño aggiunge che il colosso degli aborti "vende" sesso ai giovani abbattendo le loro naturali inibizioni e insegnando loro che si tratta di un'innocua "attività ricreativa", che fare sesso va bene a patto che si usi una "protezione", quando in realtà sa benissimo che quella "protezione" fallirà.
«Solo le donne incinte abortiscono - afferma Treviño. La gravidanza è il risultato dei rapporti sessuali. Per diffondere la mentalità abortista deve essere prima accettata e normalizzata l'immoralità sessuale». Infatti - continua - dopo la liberalizzazione della contraccezione il numero degli aborti è salito alle stelle. E questo è avvenuto per due ragioni, la prima è che «la legge detta la morale» e la seconda è che «la contraccezione ha contribuito a rendere la morale sessuale superata».
«Per coltivare una cultura di morte occorre prima creare disprezzo per la vita. Questo è esattamente ciò che fa la contraccezione. L'idea e lo scopo della contraccezione è quello di impedire la vita. Crea una cultura che dice: "Niente bambini, per favore!". Una cultura radicalmente inospitale nei confronti dei bambini è inevitabilmente una cultura che accetta, come minimo, l'aborto come un male necessario», conclude l'ex manager.

Nota di BastaBugie: per capire come mai contraccezione ed aborto sono due facce della stessa medaglia, basta scoprire la strategia di Planned Parenthood per aumentare i clienti: più contraccezione, più aborti, quindi più guadagni. Tutto questo viene spiegato nel seguente video dal titolo "Le fregature della contraccezione" (durata: 32 minuti). Abby Johnson, la più giovane direttrice di una clinica per aborti, che poi si è convertita, racconta la sua esperienza personale che l'ha condotta a scoprire perché Planned Parenthood diffonda il più possibile la pillola anticoncezionale.
Per sapere tutto su "Unplanned", il film sulla vita di Abby Johnson, clicca qui!


https://www.youtube.com/watch?v=OFcNoFogpSA

Fonte: Pro Vita e Famiglia, 21 agosto 2024

4 - LA RIDICOLA FESTA DI SAN NAPOLEONE AL POSTO DELL'ASSUNTA
Dopo l'esilio a Sant'Elena la festa dell'Assunta fu ripristinata, ma tutt'oggi oltralpe non si festeggia l'Immacolata (e quindi l'8 dicembre è un giorno feriale normale)
Autore: Francesco Patruno - Fonte: Sito del Timone, 22 agosto 2024

È da pochi giorni trascorsa la solennità dell'Assunzione della Beata Vergine Maria. Anzi, siamo nell'ottava della ricorrenza. Ovviamente, come sempre ogni anno, nell'indifferenza religiosa di coloro che, in questo periodo di ferie estive, sono più intenti a pensare a come trascorrere il Ferragosto, magari in riva al mare, dopo una notte insonne intorno ad un fuoco, tra canti e gozzoviglie varie.
Pensando a questo, mi è venuta in mente come la data del 15 agosto abbia segnato la storia della Chiesa e della fede. Basti pensare a Napoleone Bonaparte, che, nato, appunto, un 15 agosto (1769), lungi dal sentirsi onorato per questa singolare e felice coincidenza, tentasse persino di abolire la festa mariana dell'Assunta, per non sentirsi ripetere, proprio nel giorno del suo genetliaco, al Vangelo, il passo lucano della visita di Maria a S. Elisabetta, con il canto del Magnificat nel quale la Vergine fanciulla di Nazaret, echeggiando le parole di Anna, la madre di Samuele, magnifica ed esulta in Dio perché disperde «i superbi nei pensieri del loro cuore», rovescia «i potenti dai troni» ed innalza gli umili.
Divenuto imperatore nel 1804, con proprio decreto del 19 febbraio 1806, al fine di consolidare - a fini propagandistici la sua immagine - e sostenuto anche dalle logge massoniche, decise di abolire la festività dell'Assunta nel suo Impero, sostituendola con una festa nazionale dedicata a un improbabile San Napoleone, una figura inventata per l'occasione. Questo presunto santo, il cui vero nome era Neopolo (deformato, appunto, in Napoleone), venne presentato come un anziano martire della fede ed ufficiale romano, morto in prigione il 2 maggio 304 a causa delle torture subite sotto gli imperatori Diocleziano e Massimiano. Tale figura era associata a un gruppo di martiri (Santi Saturnino, Celestino e Germano). La statua di questo santo si trova ancora oggi su una guglia del Duomo di Milano, collocata lì nel 1811 e opera dello scultore Giuseppe Fabris.
Così, il 15 agosto, Napoleone avrebbe potuto vedere celebrato il suo compleanno e il suo onomastico con gli onori di una festa nazionale, a misura del suo ego smisurato. Tuttavia, questa ricorrenza durò meno di un decennio. Come ci ricorda la prima lettera di Pietro, «Dio resiste ai superbi, ma dà grazia agli umili» (1 Pt 5,5). Con l'esilio di Napoleone a Sant'Elena, in effetti, la festa nazionale a lui dedicata fu abolita il 16 luglio 1814 da Luigi XVIII. Nel 1852, l'imperatore Napoleone III tentò di ripristinare la festa, ma solo come anniversario della nascita di suo zio, senza il riferimento a San Napoleone. Pure questo tentativo, però, ebbe breve durata. [...]

Fonte: Sito del Timone, 22 agosto 2024

5 - FRENARE LA PROPRIA LINGUA E' LA COSA PIU' DIFFICILE
Come il morso orienta il cavallo dove vuole il padrone, così la lingua può orientare l'uomo alla virtù o a soddisfare le passioni a seconda se è tenuta a freno oppure no
Autore: Don Dolindo Ruotolo - Fonte: Settimanale di Padre Pio, 21/07/2024

"Perché tutti quanti inciampiamo in molte cose: Se uno non inciampa con la parola, questi è un uomo perfetto, capace di tenere a freno tutto il corpo. Ecco: Noi mettiamo il morso in bocca ai cavalli per renderceli obbedienti, e possiamo condurre dove ci pare tutto il loro corpo" (Gc 3, 2-3).
Se si riflette, infatti, e se facciamo appello alla nostra medesima esperienza, la cosa più difficile a dominarsi è proprio la lingua.
Nelle discussioni o nelle contese noi sentiamo un impeto irresistibile a rispondere, a ribattere appena ci sorge nell’anima un pensiero; impeto tanto irresistibile, che noi ci sentiamo intimamente contenti e soddisfatti di aver parlato, di aver risposto, di aver rimbeccato, e tanto soddisfatti da sentire il bisogno di dirlo agli altri, esclamando anche al primo che capita: "Ben fatto, gliel’ho detto; io... crepavo se non glielo dicevo; io sono Franco, non ho peli sulla lingua, e quello che sento dentro debbo metterlo fuori" e simili vivaci e taglienti espressioni che manifestano di quale forza è l’impeto della lingua, e come il saperlo frenare è segno di perfezione interiore e di completo dominio delle nostre passioni.
Tutte le passioni, infatti, trovano nella parola la loro espressione e il loro incentivo.
La superbia e la vanagloria suggeriscono alla parola la propria lode; l’invidia spinge alla maldicenza e alla calunnia; l’avidità del guadagno spinge alla menzogna e alla frode; l’ira all’ingiuria e alla bestemmia; l’ozio al pettegolezzo, alla chiacchiera frivola, ai giudizi avventati e infine la lussuria vi trova la causa del suo risveglio e il suo sfogo scandaloso con i discorsi impuri, le parole a doppio senso o la rievocazione di peccati commessi o di avventure "galanti".
Perciò il Siracide si domanda: "Chi non inciampa nel conversare?" (Sir 19,16). E Gesù Cristo dice: "Dall’abbondanza del cuore parla la lingua" (Mt 12,34). E ancora, considerando la lingua come espressione dei peccati dei quali si deve rendere conto a Dio nel giudizio, proclama solennemente: "In verità vi dico che di ogni parola oziosa che l’uomo avrà proferita, renderà conto nel giorno del giudizio" (Mt 12,36). E ancora: "Ciò che esce dalla bocca renderà impuro l’uomo" (Mt 15,11).
San Giacomo per mostrare come è necessario dominare la lingua, perché per essa l’uomo esprime e fomenta le passioni, porta alcuni paragoni che fanno capire, come la lingua, per piccola che sia come muscolo, può determinare o esprimere l’indirizzo della vita, e dice: "Noi mettiamo il morso in bocca ai cavalli per renderceli obbedienti, e possiamo condurre dove ci pare tutto il loro corpo" (provvidenzialmente la dentatura del cavallo è adatta a portare il morso: essa, infatti, contiene sei incisivi nella parte superiori che sono adattissimi a strappare le erbe; i canini sono piccolissimi o addirittura mancano, e di conseguenza lasciano una zona semivuota o vuota tra gli incisivi e i molari, dove si adatta e può stare il morso; i molari sono larghi e grossi con ripiegature nello smalto, e perciò adatti a triturare l’erba; sono dodici sopra e sotto; il morso, tirato in un senso o in un altro, costringe il cavallo per il dolore o per il fastidio che gli procura lo strappo, a voltarsi secondo la direzione voluta da chi lo guida).
Così la lingua, adoperata per il male o per il bene, orienta l'uomo al male o al bene, come il morso orienta il cavallo con tutto il suo corpo, dove vuole il padrone.

Fonte: Settimanale di Padre Pio, 21/07/2024

6 - UNA SOCIETA' POST-FAMILIARE, L'UTOPIA DELLA SINISTRA
La rivista MicroMega dichiara guerra alla famiglia, fonte (secondo loro) di violenza, oppressione e di tanti altri mali (che però non derivano dalla famiglia, semmai dalla sua crisi)
Autore: Stefano Fontana - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 30 agosto 2024

MicroMega, diretta da Paolo Flores D'Arcais, come si sa, è la rivista di punta della sinistra italiana. Essa parla a nome di un intero mondo culturale e politico e, in molti casi, ne traccia le linee culturali e operative. Il numero attualmente in uscita (4/2024) lo fa a proposito della famiglia, dando precise indicazioni per una società post-familiare. Il titolo del fascicolo è molto chiaro: Contro la famiglia. Critica di un'istituzione (anti)sociale. La chiarezza è sempre un fatto positivo, perché permette a tutti di posizionarsi consapevolmente. Dobbiamo quindi sapere che la cultura della sinistra non vuole più la famiglia e pensa ad una società priva di essa. Ne trarremo le conseguenze?

BUGIE CONTRO LA FAMIGLIA
Tutti i 17 contributi vogliono dimostrare che la famiglia non produce socialità, ma la corrode e la impedisce. Prima di tutto si dice che la famiglia è luogo di violenza e di oppressione: i bambini imparano lì le gerarchie e i ruoli sociali di genere e introitano il conformismo. Nella famiglia molte sono le vittime di abusi e i membri vengono educati all'omertà, alla fedeltà clanica, alla subordinazione. Verso la società ampiamente intesa, le famiglie agiscono come mondi chiusi e trasferiscono le proprie logiche nella società, colonizzandola: la scuola oggi è una guerra tra genitori e insegnanti. La famiglia favorisce e perpetua le disuguaglianze sociali ed economiche mediante i patrimoni che vengono trasferiti ereditariamente, mediante le reti delle relazioni familistiche che favoriscono alcuni rampolli a svantaggio di altri, mediante le possibilità di istruzione che non tutte le famiglie hanno nella stessa misura. La famiglia, quindi, non produce mobilità sociale ma perpetua l'esistente, trasmettendo ai figli di domani gli stessi privilegi e svantaggi che ci sono oggi.
Sulla base di questa analisi, ecco poi le proposte. Innanzitutto, secondo MicroMega, bisognerebbe non parlare più di "famiglia naturale" dato che tale famiglia non esiste perché non esiste la natura. Secondariamente si deve parlare di famiglia come "concentrato di convivenza", come l'area delle "soluzioni dello stare insieme" che possono essere molto diverse tra loro. Bisogna anche superare il modello industriale italiano composto in gran parte da piccole imprese dominate da un atteggiamento familistico. Il lavoro di cura bisognerebbe toglierlo alle famiglie per evitare la sua proiezione privatistica sui servizi pubblici. Si dovrebbe anche disciplinare in modo nuovo le successioni e le donazioni in vista di "un'eredità universale". Infine, un intervento sulla scuola parentale la boccia completamente vedendola come atteggiamento antisociale ed espressione del figlio inteso familisticamente come "proprietà" dei genitori.

UNA IDEOLOGIA PRECONFEZIONATA
Tutte queste osservazioni e valutazioni sono evidentemente cieche di fronte alla realtà e proiettano su di essa la luce deformante di una ideologia preconfezionata. La messa in ridicolo del concetto di natura da parte di Telmo Piovani si fonda su una rozza visione naturalistica: l'antropologia culturale mostra molti tipi di famiglia ergo la famiglia naturale non esiste. Evidentemente egli non possiede il concetto filosofico corretto di "natura". Anche altri autori utilizzano in modo ideologico l'antropologia culturale, parlando ad esempio dei Nuer del Sud Sudan che hanno superato la marginalità della donna che non poteva avere figli, inventandosi che essa può, in alternativa, comportarsi da uomo, diventare "marito" e "padre". In tutto il fascicolo si dimentica che l'antropologia culturale non è una scienza normativa, essa dice eventualmente cosa c'è e non cosa ci deve essere, per cui deve essere sottoposta alla filosofia morale. Perfino gli animali vengono presi come norma del corretto comportamento "naturale" umano, a cominciare dai pinguini che frequentemente sarebbero omosessuali.
Il più grande errore di impostazione è però un altro: indicare eventuali disfunzioni della famiglia - a cominciare dalla violenza in casa - come conseguenza della famiglia naturale, mentre sono conseguenza della sua distruzione sistematica. È qui che l'ideologia di MicroMega si mostra perversa nel rovesciamento della realtà. L'impresa familiare, che realizza nel modo migliore il rapporto tra famiglia e lavoro e che è giustamente un vanto del nostro Paese, allora deve essere eliminata. Il lavoro di cura di chi è in difficoltà bisogna affidarlo completamente ai servizi sociali quando è ovvio che la migliore badante è colui che ci è più vicino nel nucleo familiare. Lo Stato dovrebbe collettivizzare i benefici dei trasferimenti ereditari e non i soggetti naturali quali sono appunti gli eredi. Dalla mancanza di realismo nascono sempre le utopie ossessive.
Se guardiamo in filigrana i provvedimenti suggeriti da MicroMega, ci accorgiamo che sono forme di neo-socialismo, di statalismo e centralismo, di indottrinamento politico dei cittadini dal centro, di sostegno ai grandi poteri economici, di sradicamento e di collettivizzazione. Ossia riduzione degli spazi di protagonismo, di responsabilità e di vera libertà.

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 30 agosto 2024

7 - OMELIA XXIII DOMENICA T. ORD. - ANNO B (Mc 7,31-37)
Fa udire i sordi e fa parlare i muti
Autore: Giacomo Biffi - Fonte: Stilli come rugiada il mio dire

La lettura evangelica odierna propone alla nostra considerazione un miracolo di Gesù. I miracoli del Signore, se per coloro che ne sono stati i diretti destinatari sono soprattutto grazie, doni inattesi, opere di benefica potenza, per noi che li meditiamo a distanza sono primariamente insegnamenti, rivelazioni di qualche raggio prezioso di verità, nutrimento ideale dello spirito. Si tratta questa volta della guarigione di un sordomuto. Quale luce si sprigiona da questo episodio, quale è per noi il suo significato profondo?

L'INVITO A RECUPERARE LA SPERANZA IN UN TEMPO DI CRISI
Se teniamo presente anche la prima lettura di questa messa, si direbbe che in primo luogo questo prodigio voglia richiamare un annuncio del profeta Isaia e dichiararlo avverato: Si schiuderanno gli orecchi ai sordi…Griderà di gioia la lingua del muto. Quasi a dire: la salvezza predetta dal profeta antico è arrivata a noi con la missione diGesù di Nazaret. Isaia parlava in un momento di grande sconforto del suo popolo: Israele si sentiva insicuro, vacillante; si percepiva nell'aria l'imminenza di una catastrofe. Noi diremmo: un momento di crisi. Il senso delle sue parole è quello di infondere serenità con la convinzione della presenza del Dio vivo: Coraggio! Non temete: ecco il vostro Dio.
Anche il nostro è innegabilmente un tempo di crisi, anche noi siamo "smarriti di cuore" e abbiamo bisogno di essere confortati. Il nostro mondo sembra traballare. Ogni giorno basta la lettura del giornale a rovesciarci sull'anima impietosamente i segni di una dissoluzione inarrestabile: i prepotenti trionfanti; gli onesti spesso lasciati senza difesa e oppressi; interi popoli, assetati di libertà, soffocati sotto la più stupida e menzognera schiavitù che la storia abbia conosciuto; i difensori della giustizia uccisi; gli assassini impuniti; i princìpi più chiari e più certi della legge morale comunemente derisi; le regole più elementari della convivenza umana continuamente violate; una società che credeva di diventare più fraterna e più felice eliminando dalla coscienza il pensiero del Padre che è nei cieli, che si fa sempre più dura, più crudele, più disumana.
Ebbene, a noi oggi è detto: "Coraggio! Non temete: ecco il vostro Dio". Più che di ogni altra cosa, abbiamo oggi bisogno di speranza. E cioè abbiamo bisogno: prima di tutto di recuperare la certezza del Dio vivo, che è presente in mezzo a noi, ed è più grande, più forte, più duraturo di ogni apparente ed effimera vittoria del male;  di recuperare il senso della provvidenza di Dio, che non è un Dio distratto o indifferente, ma ci segue, ci vede, ci ama, "viene a salvarci"; infine di recuperare il senso dei valori eterni, anche quando li vediamo dimenticati o spregiati: la giustizia verso gli altri, la misericordia, l'onestà, la capacità di rinunciare, la capacità di amare veramente. Questi valori sono ancora le cose che contano, e senza di essi nessuna società umana, con tutte le sue tecniche e i suoi progressi, può reggersi e vivere.

L'INVITO A RECUPERARE UN RAPPORTO "A TU PER TU" CON CRISTO
In questo episodio Gesù si presenta a noi come il salvatore dell'uomo, dell'uomo vero e totale. Per guarire il sordomuto, egli lo porta in disparte, lontano dalla folla. Quasi a dirci che l'uomo che vuole essere salvato deve riconquistare il rapporto personale con Cristo, da solo a solo. Deve uscire dalla folla. Che significa: deve spesso ripudiare le idee correnti, che sono così poco cristiane; deve non prendere "gli altri" come regola di vita, ma la legge di Dio; deve non lasciarsi ingolosire dalle mille ricette di felicità che ci vengono offerte a tutti gli angoli delle strade della vita, tutte immancabilmente destinate a lasciarci con la bocca amara.
Questa è la sola via che salva davvero l'uomo: stare da solo a solo con Cristo, con la sua parola esigente e liberante, con la sua croce, con il suo annuncio di speranza e di vita.

L'INVITO A IMITARE GESU' NELLA PREGHIERA E NELLA COMPASSIONE DEL PROSSIMO
Come in altre occasioni simili, Gesù ci lascia intravvedere col suo comportamento un po' del suo mistero e si fa modello per noi. Guardando verso il cielo, emise un sospiro. Egli, che opera i prodigi con l'energia creatrice della sua natura divina, egli che (come Dio all'inizio dell'opera di creazione) ha fatto bene ogni cosa, è anche veramente e pienamente uomo: un uomo che ci salva in virtù della sua appassionata ricerca della volontà del Padre che è nei cieli, al quale va sempre il suo sguardo prima di ogni atto importante, e in virtù della sua capacità di commuoversi di fronte alle sventure umane, che gli strappa un sospiro di compassione. Elevare l'animo nella preghiera, conformarsi alla volontà di Dio e cercare di essere misericordiosi col prossimo: ecco ridotto all'essenziale il programma di una vera e salvifica imitazione di Cristo.

L'INVITO A NON RINCHIUDERSI IN SE STESSI
Gesù dice: Apriti!, e non solo alla bocca e agli orecchi del sordomuto, ma a tutto l'uomo, a tutti gli uomini, a noi. Gesù ti dice: «Non rinchiuderti nelle chiacchiere vane dell'esistenza quotidiana; apriti alla luce della verità eterna. Non rinchiuderti nei tuoi momenti di tristezza e di angoscia; apriti alla speranza che io sono venuto a donarti, e che non ti deluderà alla fine. Non rinchiuderti nei tuoi piccoli calcoli; apriti ai disegni di Dio su di te, quali che essi siano. Non rinchiuderti negli egoismi della tua piccola vita; apriti all'onda sconfinata del mio amore, e fa della carità il principio della tua vita rinnovata».

Nota di BastaBugie: questa omelia del card. Giacomo Biffi è tratta dal libro "Stilli come rugiada il mio dire".
Per acquistare il libro "Stilli come rugiada il mio dire" che raccoglie le omelie per le Domeniche del Tempo Ordinario Anno B (€ 12), clicca qui!
Per acquistare i tre volumi (Anni A, B, C) a prezzo scontato (€ 29) con anche in omaggio due piccoli libri sempre del card. Biffi (La fortuna di appartenergli e L'ABC della fede), clicca qui!
Le Edizioni Studio Domenicano hanno autorizzato la pubblicazione della porzione di testo sopra riportata con lettera del 3 luglio 2023.

ALTRA OMELIA XXIII DOMENICA T. ORD. - ANNO B (Mc 7,31-37)
da Il settimanale di Padre Pio
Clicca qui!

Fonte: Stilli come rugiada il mio dire

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