BastaBugie n�917 del 19 marzo 2025

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1 DAL CALCIO ALLE PIAZZE, IN EUROPA IL RAMADAN DETTA LEGGE
Partite interrotte al tramonto per consentire ai musulmani di mangiare dopo la giornata di digiuno... mentre in Italia si gioca anche il giorno di Pasqua
Autore: Lorenza Formicola - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
2 IL MATRIMONIO PROTEGGE LA SALUTE MENTALE DELLA FAMIGLIA
Le persone single o conviventi sono esposte a un rischio maggiore di soffrire di problemi mentali (ad es. depressione) rispetto a chi è regolarmente sposato
Autore: Salvatore Tropea - Fonte: Pro Vita e Famiglia
3 L'INUTILITA' DELLA EVANGELIZZAZIONE ''DI STRADA''
La forza del Vangelo nasce da comunità cristiane solide e ferventi, non da missionari improvvisati che fermano i passanti nelle vie della città o fanno balli in spiaggia
Autore: Don Stefano Bimbi - Fonte: La Bussola Mensile
4 BEATA PIERINA MOROSINI, MARTIRE DELLA PUREZZA COME SANTA MARIA GORETTI
Primogenita di nove figli, a 16 anni partecipa a Roma alla beatificazione di Santa Maria Goretti e dieci anni dopo un giovane tenta di violentarla, ma respinto la uccide (VIDEO: Pierina Morosini)
Autore: Gianpiero Pettiti ed Emilia Flocchini - Fonte: Santi e Beati
5 MATTARELLA PRESIDENTE, DIECI ANNI DI FALLIMENTI
Cattolico solo di nome, ha impedito le elezioni (con la scusa del Covid), imposto il governo Draghi, avallato la limitazione delle libertà fondamentali e favorito gli accordi tra PD e CSM sulle nomine dei magistrati, ecc. ecc.
Autore: Stefano Fontana - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
6 TRUMP FA PIAZZA PULITA DEGLI ISLAMISTI NELLE UNIVERSITA'
Intanto quasi tutte le università stanno ritirando i programmi lgbt per non perdere le sovvenzioni federali (niente del genere in Italia nonostante ci sia la destra al governo)
Autore: Stefano Magni - Fonte: Atlantico Quotidiano
7 OMELIA III DOM. DI QUARESIMA - ANNO C (Lc 13,1-9)
Perché deve sfruttare il terreno?
Autore: Don Stefano Bimbi - Fonte: BastaBugie

1 - DAL CALCIO ALLE PIAZZE, IN EUROPA IL RAMADAN DETTA LEGGE
Partite interrotte al tramonto per consentire ai musulmani di mangiare dopo la giornata di digiuno... mentre in Italia si gioca anche il giorno di Pasqua
Autore: Lorenza Formicola - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 17 marzo 2025

Quando il deputato Aboubakar Soumahoro, a bordo del suo suv senza assicurazione, ha annunciato di aver presentato la proposta di legge alla Camera per il riconoscimento civile dell'Eid Al-Fitr, la "festa della rottura del digiuno" che segna la fine del mese di Ramadan, nessuno ci ha dato troppo peso. Se è vero che, almeno per ora, non sembra ci siano le condizioni perché la proposta diventi legge, è altrettanto vero che nessuno s'è troppo turbato perché una proposta del genere giaccia al Parlamento italiano.
D'altronde è proprio in queste settimane che la dolce islamizzazione d'Occidente s'impone come una realtà impossibile da ignorare.
Sono i campi di calcio d'Europa che hanno mandato in onda il Ramadan normalizzando, come mai prima, il mese sacro islamico. Quest'anno, Ramadan e Quaresima, di fatto coincidono, ma tutta l'attenzione è per il primo, mentre i quaranta giorni che separano alla Pasqua sono qualcosa di misconosciuto e trascurato di fatto. Più spesso anche di mortificato.
Dopo otto minuti dall'inizio della partita di Champions League tra Lille e Borussia Dortmund l'arbitro ha interrotto il gioco (nella foto). Perché? Per permettere ai calciatori islamici di ristorarsi: è il Ramadan! Il digiuno islamico vuole, infatti, che i musulmani neanche bevano dall'alba al tramonto. In tutta Europa, un numero crescente di leghe calcistiche sta implementando misure specifiche per consentire ai giocatori musulmani di interrompere il digiuno durante le partite serali. Uno strappo al regolamento e pure allo spettacolo della partita, l'importante è che l'islam sia protetto. E le nuove generazioni educate alla volontà di Allah.

CARNEVALE ANNULLATO IN GERMANIA
In Belgio, è stato rivisto il regolamento per concedere la pausa durante le partite nel periodo del Ramadan e consentire ai giocatori musulmani di rompere il digiuno.
L'Inghilterra è stato il primo Paese a modificare il regolamento per il Ramadan. Se negli ultimi anni si trattava di libere concessioni del direttore di gara, quest'anno l'annuncio è stato ufficiale, in pompa magna: dal primo marzo le partite si potranno interrompere, come quelle di basket per intenderci, con una specie di time out per i calciatori musulmani. È successo nella partita tra Manchester City e Plymouth, così come tra Manchester United e Fulham. E succederà ancora.
Lo stesso ha fatto la Federazione calcistica olandese (KNVB) specificando che le brevi pause durante le partite serali per consentire ai giocatori musulmani di interrompere il digiuno siano concesse anche per un solo giocatore.
Chi quest'anno s'è voluta, invece, chiamare fuori, è la Federazione calcistica francese (FFF). Nel 2024, in seguito anche alle polemiche legate al velo a scuola, la FFF ha introdotto direttive al contrario: vietato interrompere le partite per rompere il digiuno islamico. Niente concessione per l'islam di Francia. Dopo decenni d'islamizzazione dilagante e la guerra del velo che i musulmani di Parigi hanno intrapreso, il governo procede per goffi tentativi per arginare la marea con le mani. Così, il Senato ha appena adottato un testo che rafforza, e generalizza, il divieto di riferimenti religiosi in tutti gli sport.
Il campionato di calcio italiano ancora tentenna, non ha un regolamento modificato in favore del Ramadan, ma nel frattempo, quest'anno ignorerà la Pasqua per disputare tre turni di Serie A. Della serie: la domenica della Resurrezione di Cristo si può ignorare, il Ramadan no.
Nel frattempo, gli assembramenti di massa dei musulmani sono ormai gli unici raduni pubblici che non richiedono la protezione della polizia, mentre tutte le altre forme di eventi pubblici, specie se con una connotazione cattolica, subiscono cancellazioni, revisioni, boicottaggi di diversa natura.
Accade ad esempio che in Germania si annulli il Carnevale perché i terroristi hanno fatto i nomi di potenziali obiettivi, tra cui le sfilate di Carnevale. Così, niente carnevale a Monaco e a Norimberga. Ma anche a Kempten, dove la tradizionale sfilata è stata annullata perché non c'erano abbastanza barriere in cemento e i costi delle misure alternative non erano "sostenibili". «Ramadan invece del Carnevale: il fallimento del progetto multiculturale», ha scritto con risentita ironia la giornalista Anna Diouf.
«I segnali stradali bilingue sono un'espressione simbolica di inclusione sociale e diversità», diceva già due anni fa, Samy Charchira, il consigliere dei Verdi a Düsseldorf, quando, per la prima volta in Germania si installavano cartelli stradali in arabo come a Baghdad.

LA DOLCE ISLAMIZZAZIONE IN INGHILTERRA
Il modello è stata Londra, che sotto la guida del suo sindaco musulmano ha segnato la via della dolce islamizzazione. Da anni, ormai, la famosa Piccadilly Circus ha inaugurato l'illuminazione del Ramadan. E che Ramadan batta Quaresima dieci a zero a Londra non è una novità. Là non si parla che del mese sacro islamico, tutti sanno di cosa si tratta e tutto è cambiato perché i musulmani si sentano a casa.
Nei grandi supermercati ci sono pubblicità che annunciano «Sei pronto per il Ramadan?»; Harrod's sul suo sito propone cene per l'Iftar - il banchetto dopo il tramonto che spezza il digiuno -; le catene di fast food offrono sconti, e i parrucchieri stanno aperti fino a tardi per agevolare la clientela musulmana.
Nel Regno Unito l'islam è cresciuto del 44 per cento in soli dieci anni e Londra è già oggi al 18 per cento musulmana. I bambini musulmani sono più dei bambini cristiani in diverse città britanniche. Su 278.623 giovani nella seconda città più grande della Gran Bretagna, Birmingham, 97.099 si sono registrati come musulmani rispetto a 93.828 come cristiani. E l'introduzione del Ramadan come festività religiosa nazionale è sempre più dietro l'angolo.
Lo scorso anno, anche Colonia ha festeggiato per la prima volta il Ramadan. E Monaco s'è illuminata per il Ramadan, a poche settimane dall'attacco islamista.
«A Gesù oggi sarebbe impedito di parlare a Oxford», diceva già nel 2016 un super liberal di Oxford, Timothy Garton Ash. Ma già Edward Gibbon in Ascesa e caduta dell'Impero Romano ci avvertiva che se i Mori non fossero stati sconfitti a Poitiers nel 711 «oggi l'interpretazione del Corano sarebbe insegnata nelle aule di Oxford e i nostri pulpiti sarebbero calcati da chi predica la santa verità della rivelazione di Maometto».
Nel 2025, i politici di tutta Europa fanno a gara con gli auguri del Ramadan, mentre nessuno osa fare riferimenti espliciti al Natale o alla Pasqua, ma soprattutto a nostro Signore Gesù Cristo. È sempre più evidente che l'eccezione si è fatta norma.

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 17 marzo 2025

2 - IL MATRIMONIO PROTEGGE LA SALUTE MENTALE DELLA FAMIGLIA
Le persone single o conviventi sono esposte a un rischio maggiore di soffrire di problemi mentali (ad es. depressione) rispetto a chi è regolarmente sposato
Autore: Salvatore Tropea - Fonte: Pro Vita e Famiglia, 18/11/2024

La ricerca, guidata da Cuicui Wang dell'Università di Harvard, ha coinvolto 106.556 persone da sette nazioni (tra cui Stati Uniti, Regno Unito, Messico, Irlanda, Corea, Cina e Indonesia) per valutare la correlazione tra depressione e stato civile. La depressione è attualmente un problema di salute pubblica con una prevalenza del 5% tra gli adulti, destinata a superare il 10% entro il 2025. Lo studio ha evidenziato come i single abbiano il 79% di probabilità in più di soffrire di depressione rispetto ai coniugati.
Lo studio sottolinea come anche vedovi e divorziati corrano maggiori rischi di depressione, rispettivamente del 64% e del 99%. Ulteriori dati da Global Epidemiology rivelano che il matrimonio riduce la mortalità femminile di un terzo e che, sorprendentemente, anche chi vive un matrimonio infelice gode di una salute migliore rispetto ai single. Gli autori, tra cui Wang, suggeriscono che i benefici del matrimonio derivino dall'accesso a risorse economiche, supporto sociale e influenza positiva reciproca. Tuttavia, per i single nei paesi occidentali, come Stati Uniti e Irlanda, il rischio di depressione è più alto.
Un matrimonio felice apporta benefici significativi sia per la salute e la sicurezza degli individui che per la stabilità dei figli, come riporta anche Francesca Romana Poleggi - membro del direttivo di Pro Vita & Famiglia onlus - nel sul libro "Per amore dei nostri figli", edito da Sugarco Edizioni. «Le ricerche - spiega Poleggi - indicano che persone sposate, uomini e donne, sono generalmente più felici e godono di un tasso di mortalità e malattia inferiore rispetto ai single. Studi del 2011 e 2016, ad esempio, evidenziano che le donne conviventi subiscono il doppio delle violenze rispetto a quelle sposate» e le statistiche mostrano un rischio maggiore di femminicidi tra le conviventi. La stessa Poleggi cita poi il sito dell'Unione Cristiani Cattolici Razionali, che raccoglie una vasta documentazione dal 1984 al 2020, che confronta la convivenza e il matrimonio, «confermando - scrive l'autrice - la superiorità di quest'ultimo per la stabilità e il benessere sociale ed economico della coppia e dei figli». Inoltre, il World Family Report del 2017 sottolinea che «i bambini di coppie sposate sperimentano maggiore stabilità fino ai 12 anni rispetto a quelli di famiglie non tradizionali», con l'instabilità familiare correlata a risultati negativi per i bambini. Ricerche recenti, infine, come quella di Brad Wilcox per l'Institute of Family Studies, basata su dati del General Social Survey 2022 - sempre citata da Francesca Romana Poleggi nel suo volume - ribadiscono che «il matrimonio è associato a livelli più alti di felicità per uomini e donne, specialmente se hanno figli. Gli sposati con figli sono circa due volte più propensi a dichiararsi "molto felici" rispetto ai loro coetanei non sposati», e ciò si riflette positivamente anche sul benessere dei figli stessi.

UOMINI, FATE L'AFFARE DELLA VOSTRA VITA: SPOSATEVI!
Gli uomini sposati sono più ricchi, più felici ed hanno una salute migliore
di Brad Wilcox
https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8091

IL SEGRETO DELLA CITTA' IN CUI NESSUNO HA MAI DIVORZIATO
In una città d'Europa con 26.000 abitanti (tutti cattolici) non si sono mai registrati divorzi o famiglie separate, grazie al collegamento del matrimonio alla croce di Cristo
di Roberta Sciamplicotti
https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7996

Fonte: Pro Vita e Famiglia, 18/11/2024

3 - L'INUTILITA' DELLA EVANGELIZZAZIONE ''DI STRADA''
La forza del Vangelo nasce da comunità cristiane solide e ferventi, non da missionari improvvisati che fermano i passanti nelle vie della città o fanno balli in spiaggia
Autore: Don Stefano Bimbi - Fonte: La Bussola Mensile, gennaio 2025

Quando si parla di evangelizzazione molti sono convinti che la Chiesa nel passato si sia arroccata troppo nelle sue posizioni e nelle sue strutture mostrando alle persone un volto freddo e distante. Di conseguenza bisognerebbe evangelizzare, ma senza mettersi in contrasto con il mondo. La gente smetterebbe così di considerare la Chiesa come un posto pieno di rigidi moralisti che vogliono insegnarle cosa fare, inizierebbero a vederla come una realtà più vicina alla loro mentalità e la seguirebbero.
Ma è così? Ovviamente no. Quando Gesù invia i settantadue discepoli dice riguardo a quelle case dove troveranno accoglienza: «Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all'altra» (Lc 10,5-8).
Restate in quella casa, altro che girare per le strade distribuendo volantini e improvvisando prediche! Eppure oggi ci sono sacerdoti ed educatori che coinvolgono giovani per la cosiddetta evangelizzazione di strada. Tempo fa un gruppo cattolico ha organizzato giornate al mare dove i ragazzi e le ragazze invitavano le persone a ballare con loro per cercare in qualche modo di convertirle. Due anni fa è diventato famoso per qualche giorno un sacerdote milanese, don Mattia Bernasconi, che ha celebrato in costume la Santa Messa su un materassino nel mare di Crotone. Sì, è vero che poi il suddetto sacerdote ha chiesto scusa sul sito della parrocchia, ma ci ha tenuto a precisare che «una signora mi ha ringraziato dicendomi che si era sentita raggiunta dalla Chiesa anche in spiaggia». Il bello è che lui ci crede davvero che sia così.
Dov'è dunque l'errore di queste esperienze? Il problema è che manca all'evangelizzazione un requisito fondamentale: la stabilità. «Restate in quella casa» ricordava Gesù. Facendo la cosiddetta "pastorale da strada", cioè andando in giro ad attaccare bottone con persone a caso per parlargli di fede al massimo si potrà ottenere qualche domanda di curiosità, forse qualcuno dirà una preghiera, visiterà una chiesa o si confesserà, ma è praticamente impossibile suscitare conversioni profonde e durature.

LE SANTE AMICIZIE
Lo stesso errore lo fanno quei cristiani che, dimenticando che la spiritualità cristiana consiglia caldamente le sante amicizie, continuano a frequentare ordinariamente amici non cristiani giustificandolo con il fatto che ogni tanto gli parlano di fede. Quando gli fai notare che tutto questo non ha mai portato a nulla, cioè che nessuno di quegli amici si è mai convertito realmente, questi cristiani non rispondono all'obiezione, ma affermano che è bene rimanere lo stesso in questi gruppi per "dare testimonianza". Se San Benedetto avesse ragionato così, oggi non avremmo l'Europa come la conosciamo. Invece preferì allontanarsi dalla città perché lì gli era difficile cercare Dio. Fu così che fondò i monasteri per coloro che accorrevano a lui. E qual era il voto che richiedeva ai suoi monaci? Il voto di stabilità, cioè restare in quel luogo, come chiedeva Gesù nel brano ricordato all'inizio.
Insomma quand'è che si ottengono conversioni, o almeno si ottengono molto più facilmente e in maniera più duratura e profonda? Questo accade quando c'è un gruppo di cristiani ferventi che attirano a sé nuovi membri in quello che è a tutti gli effetti una piccola società. Gesù ha scelto di fondare la Chiesa, cioè una società stabile di credenti. Gli apostoli compresero bene la lezione e infatti dovunque andavano ad annunciare il Vangelo fondavano comunità con a capo un presbitero perché si potesse vivere la fede comunitariamente. Queste comunità erano organizzate in tutti gli aspetti, un po' come dovrebbero essere oggi le parrocchie. Gli uomini hanno bisogno di essere inseriti in una comunità per raggiungere il bene, sia dal punto di vista naturale che soprannaturale. Il metodo della Chiesa per annunciare il Vangelo è sempre stato quello di stabilirsi in un posto raccogliendo tutte le persone di buona volontà e iniziando a fondare un nuovo tipo di società. Il resto è solo una conseguenza. Infatti all'interno delle comunità cristiane nascono amicizie, società lavorative, svaghi, cultura, matrimoni, ecc. Quando nascono i figli ci si pone il problema di come educarli e quindi i genitori, sotto la supervisione della Chiesa, daranno vita a scuole parentali.

NON PUÒ RESTARE NASCOSTA UNA CITTÀ COLLOCATA SOPRA UN MONTE
A questo punto non ci sarà più bisogno di andare in giro a dialogare con il mondo, ma saranno le stesse comunità cristiane che attireranno a sé tante persone. È il concetto che esprime Gesù quando paragona la Chiesa ad una città sopra un monte: «Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città collocata sopra un monte, né si accende una lucerna per metterla sotto il moggio, ma sopra il lucerniere perché faccia luce a tutti quelli che sono nella casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al vostro Padre che è nei cieli» (Mt 5,14-16). Sentendo dire che la Chiesa è una città sopra al monte si potrebbe pensare che è chiusa in sé stessa e che quindi non porti davvero il Vangelo a tutte le creature, ma non è così. La città sopra il monte è disposta ad accogliere tutti gli uomini del mondo, purché si sottomettano alle sue regole, abbandonino il mondo e si mettano umilmente fra le sue braccia. Ben venga il malvagio se si converte, altrimenti no perché non è giusto contaminare la comunità. Nemmeno il Padre misericordioso della famosa parabola va dal figlio prodigo, ma attende fino a quando questi non riconosce i suoi errori e solo allora lo riammette nella comunità.
Tutto questo non sminuisce l'eccellente dedizione con cui i missionari hanno evangelizzato i cinque continenti in duemila anni di storia cristiana. Ma questi avevano ben chiaro che dovevano fondare comunità stabili, come ad esempio le riduzioni gesuite sviluppate nel Paraguay. Oppure San Damiano De Veuster che andò alle Hawaii nell'isola di Molokai dove avevano ghettizzato i lebbrosi. Rischiava la vita e infatti morì di lebbra con loro. Ma cosa fece nell'isola? Fondò una comunità cristiana strutturandola in tutti i suoi aspetti.
In conclusione va detto che la Chiesa non potrà mai e poi mai scendere dal monte per fare un compromesso con la città degli uomini nel vano tentativo di accattivarsi più persone. E questo per un motivo semplice: la Chiesa non ha nessun bisogno del mondo perché il mondo non ha niente da offrire a chi ha Gesù Cristo. Piuttosto è il mondo ad avere un bisogno disperato della Chiesa e del suo divino Redentore. Le comunità cristiane, forti della rassicurazione di Gesù che ha detto «Non abbiate paura, io ho vinto il mondo» (Gv 16,33) non temeranno di testimoniare la loro Fede semplicemente vivendo il Vangelo e accogliendo tutti i figli prodighi che saranno alla ricerca di un po' di verità, di bontà e di bellezza. A chi dicesse che oggi non si trovano comunità cristiane come sono state descritte in questo articolo va ricordato che è tempo di tornare a fondarle. Altro che evangelizzazione di strada!

Fonte: La Bussola Mensile, gennaio 2025

4 - BEATA PIERINA MOROSINI, MARTIRE DELLA PUREZZA COME SANTA MARIA GORETTI
Primogenita di nove figli, a 16 anni partecipa a Roma alla beatificazione di Santa Maria Goretti e dieci anni dopo un giovane tenta di violentarla, ma respinto la uccide (VIDEO: Pierina Morosini)
Autore: Gianpiero Pettiti ed Emilia Flocchini - Fonte: Santi e Beati, 16 maggio 2020

Pierina Morosini nasce il 7 gennaio 1931 a Fiobbio di Albino, nella bergamasca; viene battezzata il giorno seguente, coi nomi di Pierina Eugenia. È la primogenita di una famiglia di nove figli. Suo padre, Rocco Morosini, rimane invalido e guadagna qualcosa facendo il guardiano notturno in uno stabilimento. Sua madre, Sara Noris, invece bada, oltre che ai figli propri, anche a quelli degli altri, solo in cambio del pane con cui riempire la bocca della sua nidiata.
Con simili premesse Pierina cresce, imparando da subito ad archiviare i sogni senza troppi rimpianti: deve rinunciare a studiare ed a diplomarsi maestra, anche se ne avrebbe i numeri; deve rinunciare a entrare tra le Suore delle Poverelle di Bergamo, anche se tutti trovano che la sua vocazione sia solida e ben fondata; deve rinunciare anche al sogno missionario, il cui solo pensiero le fa battere il cuore come se fosse il primo amore.
Il 18 marzo 1946, poco più che quindicenne, fu assunta nel Cotonificio Honegger di Albino, un'azienda di circa 1300 dipendenti. Qui cominciò a lavorare prima come addetta alle pulizie del reparto e dei telai, poi come apprendista e aiutante delle altre operaie, infine divenne operatrice ai telai. Questo stipendio è l'unica entrata fissa su cui può contare la sua famiglia. Per il primo turno deve svegliarsi alle quattro del mattino, ma invariabilmente trova ancora il tempo di prendere un "pezzo" di Messa e soprattutto di fare la Comunione, che l'accompagnerà per tutto il giorno. Pierina prega lungo la strada, prega quando è al telaio, prega quando riesce a scappare per qualche minuto in chiesa. Durante un ricovero ospedaliero dovuto a un incidente sul lavoro, conobbe padre Luciano Mologni, del Convento dei frati minori Cappuccini di Albino, che sarebbe diventato il suo padre spirituale. Pierina viene nominata dirigente parrocchiale di Azione Cattolica ed è attivissima in parrocchia, il suo specifico campo di apostolato. Trova, così, in famiglia, il convento cui ha dovuto rinunciare; nella fabbrica, la scuola in cui aveva sperato di insegnare; nella sua parrocchia, la missione in cui aveva sognato di andare.

PICCOLO REGOLAMENTO QUOTIDIANO
Si dà un regolamento di vita e soprattutto traccia per se stessa alcuni propositi che, nella loro semplicità, danno la misura di quest'anima innamorata di Dio. Tra le altre cose, si propone di «tener la pace in famiglia», di «mostrarsi sempre allegra» e di «cercare di non sapere le cose altrui». Tra i suoi appunti spicca una frase in cui è condensata tutta la sua vita: «il mio amore, un Dio Crocifisso; la mia forza, la Santa Comunione; l'ora preferita, quella della Messa; la mia divisa, essere un nulla; la mia meta, il cielo». In questo periodo manifestò alla mamma il desiderio di farsi suora ma venne distolta da questo proposito in quanto il suo lavoro e la sua presenza erano necessari alla famiglia.
Nel 1947 è a Roma, per la beatificazione di Maria Goretti, la piccola martire delle Paludi Pontine, che su indicazione di papa Pio XII venne proposta come modello di virtù cristiane per le nuove generazioni. Alla nuova beata e futura santa Pierina "ruba" il segreto che l'ha portata sugli altari, lasciandolo maturare lentamente in lei. L'8 dicembre, festa dell'Immacolata, professò i voti privati di castità, povertà e obbedienza. Nel 1948 approfondì il suo impegno spirituale e il suo servizio alla Chiesa. S'iscrisse all'Apostolato della Riparazione e alle Figlie di Maria. Indossò lo scapolare carmelitano e aderì al Terz'Ordine francescano. Nel 1950 provò ancora una volta a chiedere ai genitori il permesso di entrare tra le Suore delle Poverelle di Bergamo, ma anche questa volta ricevette un fermo diniego. Continuò senza soste il suo impegno in famiglia, sul lavoro e a servizio della parrocchia; diventò zelatrice dell'Opera San Gregorio Barbarigo che aiuta il seminario diocesano di Bergamo.

IL MARTIRIO
Dieci anni dopo la beatificazione di Maria Goretti confida ad uno dei suoi fratelli: «Piuttosto che commettere un peccato mi lascio ammazzare». Che questo non sia solo un pio desiderio lo dimostra appena un mese dopo aver pronunciato questa frase. Pierina, nella freschezza dei suoi 26 anni, anche se volutamente vestita in modo dimesso, non può nascondere la sua avvenenza, che accende insani desideri in una mente malata.
Il 4 aprile 1957, pochi minuti prima delle 15, Pierina è di ritorno dal suo turno di lavoro in fabbrica. Lungo i sentieri solitari del monte Misna, viene assalita dal violentatore nel castagneto che abitualmente, due volte al giorno, attraversa da undici anni per recarsi al lavoro. È inutile il suo tentativo di fuga, perché l'uomo le fracassa il cranio a colpi di pietra. Trasportata in ospedale a Bergamo, vi muore due giorni dopo, senza aver ripreso conoscenza.
È fin troppo facile, per la gente, vedere in lei una nuova Maria Goretti; ed è infatti proprio la sua gente ad impedire che Pierina resti a lungo sottoterra e che il suo omicidio venga semplicemente archiviato come un pur tragico fatto di cronaca nera.
Così, mentre la giustizia umana compie il suo corso nei confronti del giovane di Albino individuato come l'omicida, la Chiesa comincia invece ad interessarsi di lei. Il vescovo di Bergamo, monsignor Clemente Gaddi, l'8 dicembre 1975 avvia l'iter per la causa di beatificazione. [...] Il 3 luglio 1987 il Papa san Giovanni Paolo II ha autorizzato la promulgazione del decreto con cui l'uccisione di Pierina Morosini era da considerare un autentico martirio. Lo stesso Pontefice ha celebrato la sua beatificazione il 4 ottobre 1987, durante l'assemblea del Sinodo dei Vescovi dedicata al tema «Vocazione e missione dei laici nella Chiesa e nel mondo», proponendola come autentica icona di un laicato maturo e coerente, anche a costo della vita.
Nella diocesi di Bergamo la memoria liturgica della Beata Pierina Morosini si celebra il 6 maggio, un mese dopo la sua nascita al Cielo, perché il 6 aprile può corrispondere ai giorni della Settimana Santa o dell'Ottava di Pasqua.
Il 10 aprile 1983 i resti mortali di Pierina erano stati traslati dal cimitero di Fiobbio alla chiesa parrocchiale, dedicata a Sant'Antonio di Padova, e posti in un sarcofago di marmo bianco, situato vicino al banco dove solitamente lei s'inginocchiava a pregare. Dopo la beatificazione, sono stati collocati sotto l'altare maggiore della chiesa di Sant'Antonio di Padova a Fiobbio.

Nota di BastaBugie: negli scritti di Pierina si trovano il prezioso "Piccolo regolamento quotidiano" e "I sette propositi". Eccoli qui riportati.

I SETTE PROPOSITI
1) Mi sforzerò di tenere la pace nella famiglia.
2) Quando la stanchezza m'avrà vinta, mi mostrerò sempre allegra.
3) Avrò sommo rispetto verso la mamma, la obbedirò e non risponderò sgarbatamente.
4) Non prenderò nessuna golosità.
5) Durante la giornata mi terrò alla presenza di Dio, farò Comunioni spirituali e reciterò giaculatorie.
6) Non cercherò di sapere cose altrui.
7) Non dirò mai parola in mia lode e procurerò di star nascosta agli occhi degli uomini.

PICCOLO REGOLAMENTO QUOTIDIANO
1) Mi alzerò per tempo, senza poltrire e, vestendomi modestamente, offrirò la mia giornata a Gesù per le mani di Maria SS.
2) Preghiere del mattino - Santa Messa e - possibilmente, Comunione quotidiana.
3) Meditazione di almeno 15 minuti raccoglimento, amore, propositi pratici per il giorno.
4) Tornata a casa, attenderò con la massima fedeltà e serenità alle mie faccende domestiche e al mio lavoro.
5) Al suono di ogni ora penserò a Gesù e a Maria con una giaculatoria o uno sguardo d'amore.
6) Ogni mia azione la farò in unione con Maria; e nelle contrarietà mi abbandonerò, come una bambina sul suo Cuore materno, invocando il suo aiuto e quello del mio caro Angelo custode.
7) Dirò il S. Rosario o almeno una corona, secondo le mie possibilità.
8) Ogni giorno mi sforzerò di offrire a Maria Santissima qualche "fiore" profumato e nascosto una mortificazione di lingua, di occhi, di gola, soprattutto di volontà.
9) Non mi metterò mai a tavola senza aver fatto una piccola preghiera, né mai mi alzerò senza aver compiuto una mortificazione di gola.
10) Mi sforzerò di sorridere a tutti e di cedere, con amabilità, al giudizio degli altri, specialmente dei miei genitori e superiori.
11) Curerò sommamente la modestia nel vestito, nello star seduta e nel camminare; con nessuno mi permetterò leggerezze di parole o di mani.
12) Prima di coricarmi, secondo le possibilità, farò un po' di lettura spirituale e scriverò il resoconto dell'esame di coscienza; quindi, recitata la preghiera della sera mi addormenterò pensando alla Comunione dell'indomani o a qualche buona cosa.
N.D. Tutto questo mi propongo di metterlo in pratica fedelmente, con amore e gioia, ma senza eccessive preoccupazioni; pronta ad omettere qualche devozione o ad interromperla, quando l'ubbidienza ai superiori o ai miei doveri lo richiede, sicura che la Madonna preferisce da me, sua piccola schiava d'amore, l'offerta del mio cuore e della mia volontà in tutte le circostanze della vita.

VIDEO: Pierina Morosini, il silenzio della purezza (17 minuti)


https://www.youtube.com/watch?v=Rnj0rXeoC1E

Fonte: Santi e Beati, 16 maggio 2020

5 - MATTARELLA PRESIDENTE, DIECI ANNI DI FALLIMENTI
Cattolico solo di nome, ha impedito le elezioni (con la scusa del Covid), imposto il governo Draghi, avallato la limitazione delle libertà fondamentali e favorito gli accordi tra PD e CSM sulle nomine dei magistrati, ecc. ecc.
Autore: Stefano Fontana - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 3 febbraio 2025

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha appena compiuto 10 anni di mandato. È stato eletto il 31 gennaio 2015 e rieletto il 29 gennaio 2022. Dati i cambiamenti avvenuti nell'esercizio di fatto della presidenza della Repubblica, sempre meno notarile e sempre più politica, la durata di sette anni stabilita dalla Costituzione è troppo lunga, figuriamoci poi 10 o 14 anni nel caso di un secondo mandato come in questo caso.
Se il Presidente fa il notaio allora i problemi non ci sono, ma se fa il politico, se nell'esercizio di fatto del suo potere avvicina l'Italia ad una repubblica presidenziale, se gestisce la prerogativa di sciogliere il Parlamento in base a valutazioni politiche e non solo istituzionali, se rimbecca indirettamente i governi sul loro operato, se interviene sulla composizione dei governi stessi con un potere contrattuale, allora un mandato così lungo è un peso per la nazione. La presidenza Mattarella sembra godere di un favore quasi generale, ma l'ombra (troppo) lunga del suo mandato ha complicato, piuttosto che agevolato, i processi politici nel Paese.

DRAGHI, L'UOMO DEL PRESIDENTE
Mattarella ha tenuto duro a lungo prima di concedere le elezioni politiche, proseguendo sulla strada avviata da Giorgio Napolitano. Dopo le dimissioni di Matteo Renzi a seguito della bocciatura del referendum costituzionale, non ha sciolto il Parlamento ma ha accettato - e concordato - il governo fotocopia di Paolo Gentiloni nel dicembre 2016, con quasi tutti i ministri precedenti. Quando nel 2019 il governo giallo-verde di Conte e Salvini entrò in crisi, Mattarella favorì il Conte-bis con l'ingresso nella coalizione di governo del Partito Democratico, che era stato sconfitto alle precedenti elezioni politiche del 4 marzo 2018 e che ora tornava in pista. Quando nel 2021 anche questo secondo governo Conte entrò in crisi, ancora una volta Mattarella non sciolse il Parlamento, ma chiamò Mario Draghi, che ripropose gran parte dei precedenti ministri, tra cui il contestatissimo ministro della Sanità Roberto Speranza.
E intanto il Partito Democratico continuava a governare. Non c'è dubbio che, prima di sciogliere le Camere, il Presidente debba verificare se ci siano nuove maggioranze, però la gestione di questo principio costituzionale è avvenuta in modo chiaramente politico, perfino designando un "uomo del Presidente" come Draghi. E gli italiani, alle elezioni del 2022, lo hanno indirettamente denunciato.

LO SCANDALO PALAMARA
Sempre sul piano politico, ma inteso in senso più ampio, Mattarella compì due gravi errori a proposito dello scandalo Palamara e a proposito della cosiddetta pandemia da Covid-19. Il Presidente della Repubblica è presidente di diritto del Consiglio superiore della magistratura. Il cosiddetto scandalo "Palamara", dal nome dell'allora membro di questo organo costituzionale, aveva messo in luce un sistematico accordo tra i vertici del Partito Democratico e il Consiglio stesso sulla nomina nelle principali e più calde Procure del nostro Paese.
Si sa che il partito erede del PCI ha costruito negli anni legami organici soprattutto con tre centri di potere: sindacati, scuola e università, magistratura. Infatti, oggi è proprio da questi nuclei di potere che emergono i principali attacchi al governo Meloni. Ebbene, non risulta che il Presidente della Repubblica abbia detto e fatto granché per denunciare e contribuire a risolvere quella scandalosa concertazione sulle nomine nelle Procure.

IL BIENNIO COVID
L'altro ambito fallimentare è stato il biennio Covid. Mattarella, nel messaggio alla nazione di fine anno 2020 ha affermato che «vaccinarsi è un dovere». All'università di Pavia, il 5 settembre 2021, ha rincarato: «Non si invochi la libertà per sottrarsi alla vaccinazione, perché quella invocazione equivale alla richiesta della licenza di mettere a rischio la salute altrui e in qualche caso di mettere in pericolo la vita altrui». Il 31 dicembre 2021, nel discorso di fine anno, ha aggiunto: «Rifiutare il vaccino è un'offesa a chi non l'ha avuto». Ancora il 4 ottobre 2022, egli ha confermato la sua linea: «La pandemia non è definitivamente sconfitta, anche se l'azione dei vaccini e la risposta responsabile degli italiani ne hanno frenato l'espansione».
Oggi sappiamo come sono andare veramente le cose per cui non possiamo dimenticare che il Presidente ha tollerato, in quella occasione, violazioni dei diritti costituzionali come hanno poi testimoniato gli esiti di tanti ricorsi, un potere esorbitante assunto dalla Presidenza del Consiglio, decisioni governative di occultazione dei dati e di manipolazione delle informazioni, oltre ad aver condiviso l'uso ideologico della scienza e il mancato rispetto di alcuni elementari principi di legge naturale. Il tragico fenomeno degli "effetti avversi" non ha meritato nemmeno una nota dal Quirinale. Una prestazione decisamente fallimentare, la sua.
Sergio Mattarella è cattolico. Quando è stato eletto, la Bussola non era contenta, avrebbe preferito un non-cattolico ben sapendo che il nuovo Presidente, per la sua formazione, avrebbe disconosciuto le ragioni stesse dell'impegno pubblico dei cattolici in quanto tali. Il rispetto delle istituzioni sarebbe stato l'unico vangelo. E infatti nel 2016 il Presidente Mattarella firma la legge Cirinnà sulle unioni civili comprese quelle di coppie omosessuali. Il suo essere cattolico cedeva il passo al suo essere Presidente. Il messaggio che egli ha dato ai cattolici in questi dieci anni è sempre stato questo, che poi è il messaggio dei cosiddetti cattolici democratici di origine dossettiana.
Dieci anni, destinati a diventare 14, sono troppi, si diceva all'inizio. Nel frattempo, il mondo è cambiato, le posizioni di Mattarella sono state sconfessate - si pensi al suo europeismo stantio -, emergono dalla memoria i rimpianti e i rimorsi.

DOSSIER "SERGIO MATTARELLA"
Il presidente catto-comunista

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Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 3 febbraio 2025

6 - TRUMP FA PIAZZA PULITA DEGLI ISLAMISTI NELLE UNIVERSITA'
Intanto quasi tutte le università stanno ritirando i programmi lgbt per non perdere le sovvenzioni federali (niente del genere in Italia nonostante ci sia la destra al governo)
Autore: Stefano Magni - Fonte: Atlantico Quotidiano, 14 marzo 2025

Vi ricordate che cosa è stato l'anno accademico 2023-24 negli Usa? Le maggiori università del Paese, le più care, le più prestigiose fucine della futura élite statunitense, sono state occupate, chiuse, trasformate in accampamenti dei manifestanti pro-Pal. Organizzavano picchetti, aggredivano (non solo verbalmente) gli studenti ebrei, soprattutto se israeliani, e non lasciavano insegnare neppure i professori israeliani.
Delle università maggiormente interessate alla protesta, quella che spiccava di più, la capofila, era la Columbia University. Ebbene, all'indomani dell'insediamento della nuova amministrazione Trump sta perdendo finanziamenti pubblici pari a 400 milioni di dollari.
L'arresto di Khalil
Uno dei principali agitatori della protesta pro-Pal, Mahmoud Khalil, è stato arrestato ed è in attesa di un processo che potrebbe decretarne l'espulsione dal Paese. Immigrato siriano dotato di Green Card, leader del CUAD (Columbia University Apartheid Divest) un'organizzazione che dice di "combattere per la totale eradicazione della civiltà occidentale", Khalil non ha mai celato le sue simpatie per i terroristi.
Il CUAD ha apertamente sostenuto il pogrom di Hamas del 7 ottobre, definendolo come "una vittoria politica, militare e morale". Nella manifestazione ha inneggiato alle brigate Al Qassam (l'ala militare di Hamas). Il suo giornale si chiama Columbia Intifada. Secondo quanto ritrovato dall'inchiesta della ISGAP (Institute for the Study of Global Antisemitism and Policy), ha preso lauti finanziamenti dal Qatar, non dichiarati.
Arrestato l'8 marzo, Khalil è attualmente in carcere. Il 10 marzo, un giudice federale di New York ha sospeso il decreto di espulsione in attesa di un'udienza. Secondo l'accusa, dovrebbe essere privato della Green Card (permesso di soggiorno permanente) per sostegno al terrorismo. Una Green Card comporta obblighi legali, tra cui la rinuncia al terrorismo.

TAGLIO DEI FONDI
Uno straniero è "inammissibile" se "approva o sostiene attività terroristiche o persuade altri ad approvare o sostenere attività terroristiche" o è "un rappresentante di (...) un gruppo politico, sociale o di altro tipo che approva o sostiene attività terroristiche". Per i suoi difensori, privare della Green Card un immigrato regolare "per motivi politici" è un precedente pericoloso. Tanto più che Khalil è sposato con una cittadina statunitense, tipico inizio di un percorso per la cittadinanza. Sua moglie è anche incinta di otto mesi.
Dalla conclusione della vicenda di Khalil si capirà che piega prenderanno gli eventi nelle università nei prossimi quattro anni accademici. E anche il destino di molti immigrati nelle sue stesse condizioni che hanno sposato la causa di Hamas nelle università americane.
Trump appare determinatissimo ad andare fino in fondo. "Questo è il primo arresto di molti altri a venire", ha pubblicato il presidente su Truth Social nel giorno dell'arresto dell'agitatore siriano. "Troveremo, arresteremo ed espelleremo questi simpatizzanti del terrorismo dal nostro Paese, per non farli più tornare", ha poi spiegato su X. Il segretario di Stato Marco Rubio scrive che il governo federale "revocherà i visti e/o le Green Card dei sostenitori di Hamas in America in modo che possano essere espulsi".
Ma quella degli arresti è solo una delle tante politiche volte a porre fine alla deriva filo-islamica delle università. L'amministrazione Trump sta infatti cancellando circa 400 milioni di dollari (sovvenzioni e contratti federali) alla Columbia University. Le sovvenzioni in questione provengono dal Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani, dalla General Services Administration e dal Dipartimento dell'Istruzione.
"Le università devono rispettare tutte le leggi federali contro la discriminazione se vogliono ricevere finanziamenti federali", ha dichiarato Linda McMahon, la nuova segretaria all'istruzione. "La Columbia non ha rispettato questo obbligo nei confronti degli studenti ebrei che studiano nel suo campus".
E non sarà l'unica: il Dipartimento di Giustizia ha dichiarato che una task force visiterà dieci università in cui si sono registrati più casi di antisemitismo (professori cacciati, studenti aggrediti, ecc.) durante le manifestazioni pro-Palestina.

ADDIO AL DEI
Visto che ovunque vale il detto "colpirne uno per educarne cento", anche le altre università stanno ritirando i programmi che temono possano entrare in conflitto con le linee guida della nuova amministrazione e stanno apportando altre modifiche. La scorsa settimana l'Università della Virginia ha votato per sciogliere il suo dipartimento Diversity Equality Inclusion (DEI) entro il quale è allignato il peggior terzomondismo anti-occidentale e, nell'ultimo anno, anche l'esplosione di proteste anti-Israele. "Il DEI è finito all'Università della Virginia", ha dichiarato il governatore Glenn Youngkin.
L'Università della Carolina del Nord non obbligherà più gli studenti a seguire corsi DEI considerati fondamentali per completare il piano di studi. Il rischio di mettere a repentaglio i finanziamenti federali per la ricerca è ora "semplicemente troppo grande per rimandare l'azione" scrive Andrew Tripp, consulente legale generale. Lunedì, l'Università di Harvard ha annunciato il congelamento delle assunzioni di personale e docenti, citando "sostanziali incertezze finanziarie dovute ai rapidi cambiamenti delle politiche federali".
Un effetto domino, insomma, anticipato dalla Florida, dove il governatore Ron DeSantis sta già da tempo eliminando i programmi DEI dalle università e dalle scuole pubbliche che dipendono dal suo Stato.
I difensori del vecchio ordine si appellano ora al diritto di libertà di educazione e di espressione. Proprio quei due diritti che la cancel culture degli studenti e dei docenti di estrema sinistra hanno negato ai loro avversari nell'ultimo decennio. Ma in questo caso non c'è alcuna violazione dei diritti di libertà. Vuoi continuare a predicare "l'eradicazione della civiltà occidentale"? Almeno non farlo con i soldi dei contribuenti occidentali.
In Italia? Niente
Piccola, ma necessaria parentesi: in Italia, nonostante il governo sia di centrodestra da quasi tre anni, non si assiste a nulla di simile.
Le nostre università sono monopolizzate dai collettivi di estrema sinistra, così come i programmi. All'Università Statale di Milano ha appena tenuto lezione, da remoto, Francesca Albanese, Inviata speciale dell'Onu per i Territori Occupati. Il concetto più leggero che ha espresso nei confronti di Israele è che sta compiendo "una pulizia etnica per conquistare più territori possibili. Non lo dico io ma i fondatori dello Stato di Israele che parlavano di colonizzazione della Palestina".
E non ci sono molte alternative a relatori che rispondono a questa ideologia, come dimostra la cancellazione, il 7 maggio scorso, dell'evento "L'unica democrazia del Medioriente. Israele fra storia e diritto internazionale", dietro presunti suggerimenti delle forze dell'ordine per evitare disordini (e non c'erano né i suggerimenti né rischi di disordini).

Nota di BastaBugie: Stefano Magni nell'articolo seguente dal titolo "La rivoluzione woke arretra anche nelle università americane" parla di assunzioni sospese, corsi cancellati, eventi annullati. Nelle università americane spariscono tutti i programmi inclusivi per paura di incorrere nella cancellazione dei fondi federali da parte dell'amministrazione Trump.
Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 15 marzo 2025:

Memori dell’esperienza della prima amministrazione Trump, contrastata, sin dai primi giorni, da vaste e violente manifestazioni di dissenso, ci si sarebbe attesi uno scenario simile anche all’inizio della seconda. Soprattutto le università, epicentro della rivoluzione woke (l’antirazzismo del movimento Black Lives Matter più il femmismo radicale del movimento MeToo) sarebbero diventate le principali roccaforti della “resistenza”. Non sta accadendo nulla di simile, in ormai due mesi di amministrazione repubblicana, nonostante la frenetica attività di Trump. Anzi, le istituzioni più woke, cioè le cattedre, i corsi e i dipartimenti Dei (Diversità Equità Inclusione) stanno crollando rapidamente come castelli di carte.
Dopo aver negato 400 milioni di dollari federali alla Columbia University, per non aver difeso studenti e docenti ebrei durante le manifestazioni pro-Palestina dello scorso anno accademico, le altre università stanno mettendosi in regola da sole. Il timore è sempre quello di perdere fondi pubblici. Spariscono i quadri con i militanti e gli “eroi” del movimento Black Lives Matter. Iniziative “inclusive” vengono cancellate. Bandiere arcobaleno della causa Lgbt vengono ammainate. E anche il linguaggio sta cambiando molto rapidamente. Parole d’ordine come “intersezionale” e, appunto, “inclusivo”, stanno diventando sconvenienti.
La scorsa settimana l’Università della Virginia ha votato per sciogliere il suo dipartimento Dei entro il quale è allignato il peggior terzomondismo anti-occidentale. «Il Dei è finito all'Università della Virginia», ha dichiarato il governatore Glenn Youngkin.
L’Università della Carolina del Nord non obbligherà più gli studenti a seguire corsi Dei considerati fondamentali per completare il piano di studi. Il rischio di mettere a repentaglio i finanziamenti federali per la ricerca è ora «semplicemente troppo grande per rimandare l'azione» scrive Andrew Tripp, consulente legale generale. Cornell, Stanford e Harvard hanno annunciato il congelamento delle assunzioni di personale e docenti, citando «sostanziali incertezze finanziarie dovute ai rapidi cambiamenti delle politiche federali».
Un effetto domino, insomma, anticipato dalla Florida, dove il governatore DeSantis sta già da tempo eliminando i programmi Dei dalle università e dalle scuole pubbliche che dipendono dal suo Stato. Nell’Università della Florida si sta compiendo una vera e propria controrivoluzione, nei programmi, nei dipartimenti, nelle autorità. La disposizione del governatore è chiara: tornare a valorizzare la civiltà occidentale giudaico-cristiana e la storia americana, dopo quasi un ventennio di auto-demonizzazione.
C’è chi addirittura sta diventando più realista del re, come l’amministrazione dell’Università dell’Ohio che ha cancellato il raduno degli ex studenti neri laureati. Il giorno dopo la stessa università ha cancellato la sua giornata della celebrazione della donna, in cui si esaltavano i successi e i primati femminili. Fino a quest’anno erano considerati eventi non controversi, neppure particolarmente rivoluzionari, ma per timore di passare sotto la scure della cancellazione dei programmi Dei, le autorità accademiche hanno preferito comunque sbarazzarsene.
E se la reazione alla rivoluzione woke portasse di nuovo al razzismo? Non è da escludere, per il futuro. E qui si vedrà se la società americana avrà veramente sviluppato gli anticorpi contro il peggiore dei pregiudizi. Ma nel presente assistiamo semplicemente a una rivoluzione che sta cascando in pezzi, con una rapidità sorprendente. Dopo le Big Tech (Elon Musk, Jeff Bezos, Mark Zuckerberg), Hollywood (si veda il flop delle produzioni più woke agli ultimi Oscar) e le grandi aziende, anche le università, dunque il luogo di nascita della rivoluzione woke, stanno dando il via al riflusso. E la velocità con cui tutto ciò sta avvenendo, oltre all’assenza di ogni resistenza visibile, non è tanto il segnale della nascita di un nuovo regime, stavolta conservatore. Semmai è il segno che la rivoluzione woke era sostenuta solo da fondi pubblici. Infatti non viene applicata alcuna censura, alcun divieto, è solo per la paura di perdere fondi pubblici federali (neanche statali) che le università fanno marcia indietro. Ed evidentemente, se basta così poco, è perché della rivoluzione woke non ne poteva più nessuno, nemmeno nelle università.
A nessuno piace essere epurato perché usa i pronomi sbagliati quando parla a un uomo o a una donna che non si sentono tali, per un gesto sbagliato, per una parola sbagliata, per un abbigliamento che dalle minoranze può essere considerato “appropriazione culturale”, per un costume di carnevale (magari indossato anni prima) ritenuto troppo politicamente scorretto. A nessuno piace veder bandire dai corsi e dalle biblioteche libri classici della letteratura o lo studio di intere culture, per rispettare il percorso di “decolonizzazione”. A nessuno piace veder vandalizzate o abbattute le statue di Cristoforo Colombo e persino di Jefferson e di Lincoln (che pure liberò gli schiavi) perché rappresentativi del “privilegio bianco”. A nessuno, soprattutto, piace vedersi negare la parola, o vietare l’ingresso in aula, solo per aver votato dalla parte sbagliata, o solo per aver tenuto conversazioni, anche private, considerate “offensive” nei confronti di gay, donne o minoranze. A nessuno piace veder promuovere, laureare o assumere studenti a seconda del loro sesso, genere o colore della pelle, a prescindere dal merito. Perché tutto questo, nella pratica è (o è stata) la rivoluzione woke.

DOSSIER "DONALD TRUMP"
Il presidente nemico del politicamente corretto

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Fonte: Atlantico Quotidiano, 14 marzo 2025

7 - OMELIA III DOM. DI QUARESIMA - ANNO C (Lc 13,1-9)
Perché deve sfruttare il terreno?
Autore: Don Stefano Bimbi - Fonte: BastaBugie, 19 marzo 2025

Il Vangelo della terza domenica di Quaresima ci invita a riflettere sulla vita, sulla fede e sulla responsabilità di vivere secondo il messaggio che Gesù ci ha lasciato. È una lettura che ci sfida a guardare dentro, a mettere in discussione le nostre scelte quotidiane e a riflettere su cosa stiamo facendo con il nostro tempo e con le opportunità che ci sono state date.

LE TRAGEDIE UMANE
Come reagiamo di fronte alla sofferenza? E cosa possiamo fare per non farci travolgere da essa? Alcune persone riferiscono a Gesù di due tragedie recenti: la morte violenta dei Galilei da parte di Pilato e il crollo della torre di Sìloe che ha ucciso diciotto persone. La domanda che emerge è: perché alcuni soffrono in modo così drammatico? Gesù risponde con una domanda provocatoria: "Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subìto tale sorte?" e poi aggiunge: "Se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo".
Gesù ci invita a non giudicare gli altri come più colpevoli di noi. Questo deve portarci a riflettere sul nostro atteggiamento nei confronti delle tragedie: come reagisci quando ti trovi davanti alla sofferenza degli altri? Riesci a trarne un insegnamento per te stesso o ti limiti a giudicare e a cercare colpevoli come se a te non potesse succedere niente del genere?

LA PARABOLA DELL’ALBERO DI FICHI
Gesù prosegue raccontando una parabola: un uomo pianta un albero di fichi nella sua vigna, ma ogni anno torna a cercare frutti e non ne trova. Dopo tre anni, decide di abbatterlo, ma il vignaiolo chiede di lasciarlo ancora un anno per curarlo meglio, sperando che possa dare frutti. Se non darà frutti, sarà tagliato.
Questa parabola ci parla della pazienza di Dio e della nostra responsabilità. L’albero di fichi è come la nostra vita: un’opportunità data per crescere, maturare e portare frutti. Ma se non facciamo fruttificare la nostra vita, se non mettiamo a frutto i talenti che Dio ci ha dato, il rischio di "essere tagliati" è reale. Questo ci invita a riflettere sul cammino spirituale, sul nostro impegno personale a crescere. Cosa stai facendo per nutrire la tua vita spirituale? Stai investendo tempo e risorse per crescere come persona e come cristiano, oppure vivi alla giornata, senza sforzarti di migliorare? Ci sono abitudini o scelte che dovresti cambiare per diventare una persona che porta frutti secondo la volontà di Dio?

LA CHIAMATA ALLA CONVERSIONE
In entrambi i casi, Gesù ci invita a una conversione profonda. Non basta essere spettatori della sofferenza altrui o guardare passivamente la nostra vita: dobbiamo fare qualcosa di concreto. La conversione non è solo un cambiamento esteriore, ma un cambiamento interiore che tocca il cuore e la mente. È un invito ad affrontare la nostra vita con serietà, a non sprecare il tempo che ci è stato dato, ma a vivere in modo autentico e significativo. Chiediti se ci sono aspetti di te stesso che dovresti cambiare per vivere più in linea con i principi del Vangelo. Come puoi vivere in modo più consapevole e attento, in modo da non lasciare che il tuo tempo, la tua energia e le tue risorse vadano sprecate? In breve: in cosa devi convertirti?
Dobbiamo esaminare la nostra vita ed essere onesti con noi stessi. Non siamo chiamati a giudicare gli altri, ma a riflettere su cosa stiamo facendo con il dono della vita che ci è stato dato. Ogni giorno è un’opportunità per crescere, cambiare e portare frutti buoni. La pazienza di Dio è grande, ma dobbiamo essere noi a rispondere, a impegnarci per migliorare e per camminare sulla via della conversione. Quale passo concreto puoi fare oggi per migliorare la tua vita e diventare una persona che porta frutti per gli altri? Questa domanda serve per esortarti a vivere con maggiore intensità il tuo cammino di fede, a non dare nulla per scontato, ma a lavorare continuamente su te stesso per portare frutti di amore, di giustizia e di pace.

Fonte: BastaBugie, 19 marzo 2025

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