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Ennesimo caso di suicidio assistito in Italia e primo in Lombardia. Lei è Serena, nome di fantasia, aveva 50 anni e da 30 soffriva di sclerosi multipla. Si è suicidata il mese scorso con l'aiuto dell'onnipresente Associazione Luca Coscioni. La vicenda è andata così: i responsabili di Ats e Asst Fatebenefratelli Sacco di Milano, dopo aver visitato la donna, inviano una relazione al comitato etico e questo conferma la presenza dei requisiti per l'accesso all'aiuto al suicidio previsti dalla Corte costituzionale (clicca qui e qui). L'Asst allora indica il farmaco letale e la relativa strumentazione da usarsi che viene ritirata dal dott. Mario Riccio, consigliere generale dell'Associazione Luca Coscioni e medico che aiutò a suo tempo Piergiorgio Welby a morire.
Al di là delle ovvie riserve morali, questa vicenda solleva qualche problema di carattere giuridico e politico. In primo luogo a fine novembre la maggioranza di centrodestra aveva approvato una pregiudiziale di incostituzionalità contro una proposta di legge regionale che voleva legittimare, così come è avvenuto di recente in Toscana, il suicidio assistito. La legge regionale non passò, perché il suicidio medicalmente assistito è materia di competenza del Parlamento, non delle singole regioni. Quindi la Regione, a guida leghista, con una mano ha firmato la bocciatura dell'aiuto al suicidio e con l'altra ha fornito il farmaco letale per praticare il suicidio assistito.
CENTRODESTRA SPACCATO
Seconda anomalia rilevata, questa volta, dal consigliere regionale lombardo di Fratelli d'Italia Matteo Forte: «Il Servizio sanitario può arrivare al momento della valutazione delle condizioni previste dalla Corte costituzionale [...]. Per tutto quel che riguarda l'identificazione e la prescrizione del farmaco, ad oggi non esiste alcuna competenza del Servizio sanitario». Ciò corrisponde a quanto indicato dalla Corte costituzionale nella sentenza n. 242/2019 e a quanto asserito dalla stessa direzione Welfare della Regione Lombardia, la quale, sottoposta ad esame da parte delle commissioni Affari istituzionali e Sanità della Lombardia lo scorso 23 settembre, esplicitamente dichiarò: «Noi arriviamo fino al momento della valutazione». L'assessore al Welfare Guido Bertolaso invece diede semaforo verde anche per l'identificazione e prescrizione del farmaco.
Quindi su questo tema il centrodestra si trova spaccato. Fratelli d'Italia frena, mentre il governatore leghista Fontana vorrebbe accelerare. Il suo compagno di partito Luca Zaia, presidente della Regione Veneto, ha di recente annunciato la pubblicazione di una circolare per tutte le aziende sanitarie affinché si stabiliscano regole comuni per l'accesso all'aiuto al suicidio, nonostante il fatto che anche nella sua Regione la legge di iniziativa popolare Liberi subito, voluta da radicali, non fosse passata. Zaia, a Repubblica, si è detto favorevole ad una legge ad hoc varata dal Parlamento, così come richiesto dalla Consulta, legge che andrebbe ad implementare, sul versante del suicidio assistito, la legge 219/17 che ha già legittimato alcune condotte eutanasiche. Zaia ha poi aggiunto: «Lo dico con rispetto, da cattolico. [...] È doveroso rispettare le idee di tutti, non offendere nessuno, ma il mantra per me resta: la tua libertà finisce dove inizia la mia e viceversa». Ma se sei cattolico non puoi essere a favore del suicidio. È molto semplice.
L'APPELLO DEI RADICALI
È poi di queste ore l'appello dei radicali Marco Cappato e Filomena Gallo, forti della vittoria ottenuta in Toscana, al presidente della Regione Massimiliano Fedriga affinché «seppellisca l'ascia delle guerre ideologiche e si confronti nel merito delle procedure più adeguate per tutelare le persone che soffrono e gli stessi medici». Anche in Friuli una legge sull'aiuto al suicidio fu bocciata e il leghista Fedriga fu favorevole al suo affossamento, ma questo non ha impedito l'accesso a tale pratica per vie amministrative.
Una parentesi a proposito della Toscana: il Partito Democratico ha presentato una proposta per togliere 30mila euro del bilancio a favore del fondo disabilità e destinarli alla pratica del suicidio assistito. Una proposta che svela le reali priorità del PD: l'eutanasia sopra tutto e sopra tutti, disabili compresi.
Ma torniamo ai leghisti. Da ultimo Matteo Salvini ha lanciato un sondaggio sui social: «Sarebbe giusto, secondo te, che il Parlamento approvasse una legge sul "fine vita", per stabilire criteri, modi e tempi per permettere ai malati terminali di decidere, in piena coscienza, di porre fine alla propria esistenza?». Forse il miglior commento a questo sondaggio lo abbiamo trovato in un post di un ex leghista, il consigliere della Regione Emilia Romagna Matteo Montevecchi che su Facebook così risponde al Capitano: «Al di là di come la si pensi sul singolo tema, non si può non rimanere quantomeno sconcertati da come Salvini tratta certe tematiche. Forse ha confuso la politica per la corsa alla nomination del Grande Fratello. [...] In questo caso chiede al "pubblico da casa" cosa ne pensi riguardo al suicidio assistito. La politica, che dovrebbe indicare una direzione e saperla argomentare, ridotta a "faccio il sondaggio e così determino la mia posizione in merito". [...] Qualche anno fa ti difesi, ma oggi alla prossima sventolata del Rosario userò le parole corrette: si chiama ipocrisia».
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