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Tutti ricordiamo la frase di Nichi Vendola sul palco montato in piazza Duomo a Milano: "Ed ora abbracciamo i fratelli Rom e Musulmani". Senz'altro un po' di adrenalina, l'emozione per la vittoria del sindaco Giuliano Pisapia, la solita retorica che dopo le vittorie elettorali viene utilizzata in modo persino più aggressivo. Anche perché l'ha subito imitato, a qualche chilometro di distanza, il neo-eletto sindaco di Napoli Luigi De Magistris. Ha vinto la sinistra, la "destra fascista" è andata a casa (oddio, a Napoli c'era la sinistra anche prima, ma De Magistris ha preferito farlo dimenticare ai napoletani, chissà come mai) ed ora finalmente Rom e Musulmani possono essere liberi, al sicuro. Abbracciamoli!
Vendola può anche abbracciare tutti i Musulmani del mondo, e noi con lui, ma c'è qualcosa che il leader di Sel molto probabilmente ignora, o fa finta di ignorare. Ossia, che in alcuni Paesi islamici lui stesso sarebbe condannato a morte.
Per la precisione, nel mondo sono ben 91 gli Stati che considerano illegali gli atti omosessuali, anche praticati in casa propria. Tra questi, compresi i 6 in cui la legislazione è ambigua (Burkina Faso, Costa Rica, Congo, Egitto, Indonesia, Iraq), sono ben 7 quelli che prevedono la pena di morte in caso di rapporti omosessuali: Arabia Saudita, Iran, Mauritania, Sudan, Somalia, Somaliland e Yemen. Tutti Paesi islamici, in cui vige la shari'a.
La pena capitale per aver preso parte a rapporti omosessuali si applicava in passato anche in Afghanistan quando i Talebani erano al potere. In altre nazioni musulmane, come il Bahrain, il Qatar, l'Algeria e le Maldive, l'omosessualità è punita con carcere, multe o pene corporali.
Il Paese islamico che "vanta" il più altro numero di esecuzioni capitali nei confronti di omosessuali: dalla rivoluzione islamica, avvenuta nel 1979 con la cacciata dello Scia Pahlavi e l'avvento al potere di Khomeini, il governo iraniano ha fatto giustiziare circa 4.000 persone accusate di rapporti omosessuali. In soli 32 anni.
Alle rimostranze di organizzazioni internazionali come "Human Rights" e "Amnesty International", le nazioni islamiche rispondono sostenendo che tali leggi anti-omosessualità sono necessarie insistono per preservare la virtù e la moralità dell'Islam. Tra le nazioni in cui la maggioranza della popolazione è musulmana, solo il Libano sta compiendo uno sforzo interno per legalizzare l'omosessualità.
In un articolo pubblicato su Panorama nel 2008, l'Iran annuncia l'intenzione di mantenere la pena di morte anche se fosse approvato dall'Onu un documento volto a depenalizzare l'omosessualità nel mondo, perché "lo vuole la shari'a". [...]
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