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La questione degli Ogm (organismi geneticamente modificati) in Italia sta in questo modo. Dal '97 è di fatto impedita ogni tipo di ricerca in campo aperto, grazie a una accurata e capillare campagna di demonizzazione fatta propria da ministri di destra e sinistra.
Per intenderci, mentre nel resto d'Europa le coltivazioni Ogm hanno già impieghi commerciali anche per l'alimentazione, in Italia non è possibile neppure la sperimentazione. Questo causa un incredibile impoverimento della nostra ricerca nel settore delle biotecnologie, una continua fuga di cervelli e perdite vertiginose per gli agricoltori italiani rispetto ai concorrenti oltre frontiera.
Ma il bello deve ancora venire. Nel 2004 l'istituto ricerca Iran, emanazione del ministero per l'Agricoltura, finanziò con 6, 2 milioni euro una gigantesca ricerca sugli Ogm. Dopo anni di divieti si poteva finalmente condurre una seria ricerca sul campo. Poteva essere un'occasione preziosa per mettersi al passo con il resto della comunità scientifica. Invece quella ricerca passò quasi inosservata. Nonostante l'immenso ammontare di soldi pubblici infatti, l'apporto in termini di sperimentazione era così scarso che il volume è presto finito nel dimenticatoio: inutile fors'anche a dimostrare la tesi precostituita e cioè che gli Ogm sono inutili e pericolosi. Il sospetto fin dall'inizio era che dati importanti fossero stati omessi ad arte.
Oggi si scopre il motivo di quell'incredibile flop e il sospetto si trasforma il realtà. I dati sperimentali c'erano eccome ma dimostravamo l'esatto opposto rispetto agli interessi per cui la ricerca era stata finanziata. In una conferenza stampa a Roma, la SagRi, (Salute, Agricoltura e Ricerca) ha infatti presentato i risultati di quegli esperimenti fantasma. Erano stati condotti, su espressa richiesta dell'Iran, da Tommaso Maggiore dell'Università di Milano, che li ha scrupolosamente portati a termine salvo poi non vederli pubblicati. Maggiore ha dovuto in questi anni tenerli nel cassetto perché il contratto firmato con il committente vietava espressamente di diffondere i dati della ricerca al pubblico. Il coordinamento SagRi che ne è venuto in possesso ha invece deciso di darne la massima diffusione.
In sostanza gli esperimenti di Maggiore, mettevano a confronto coltivazioni di mais convenzionale in parallelo con un mais a cui era stato aggiunto un gene del Bacillus thurigensis che lo rende resistente all'attacco di parassita chiamato piralide (una tipo di mais coltivato estensivamente in tutta Europa). I risultati sono stati sensazionali. In termini di resa la varietà convenzionale diede 110 quintali per ettaro, mentre quello modificato 150, circa il 40 per cento in più. Ma, ciò che è più importante, si osservò il crollo nella presenza di fuminosina (una tossina prodotta dalla piralide): la varietà transgenica ne conteneva 48ppb (parti per bilione), quella convenzionale 6. 100 ppb. In questo studio insomma di vedeva che il mais modificato abatteva di più di 100 volte il contenuto di una sostanza cancerogena e teratogena come la fuminosina.
Va ricordato a questo proposito che dal 1 ottobre di quest'anno, la comunità europea ha introdotto limiti molto severi alla fuminosina nel mais, che rendono il 50 per cento del mais prodotto in italia (e i suoi derivati) fuorilegge e destinati alla distruzione. E' stato fatto un conto secondo cui, dal 2006 a oggi, grazie alla minor resa per ettaro e alla contaminazione con fuminosina, gli agricoltori italiani hanno perso 1 miliardo di euro.
Proprio in questi giorno Mario Capanna e la su a reincarnazione anti Ogm, festeggia la fantasmagorica cifra di 3 milioni di firme contro gli Ogm. Ora si vede che quelle firme (poche o tante, vere o finte) sono state raccolte grazie alla cattiva informazione dei cittadini, a cui vengono sottratti dati di conoscenza essenziali, contro il loro benessere e contro la loro salute.
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