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Che la partecipazione alla Messa dominicale e alle altre feste comandate sia precipitata in questi ultime decenni è un dato incontestabile. Le motivazioni che hanno prodotto l'odierna situazione sono molteplici. Vi sono degli atteggiamenti che evidenziano il male diffuso dell'abbandono della pratica religiosa, che vengono solitamente espressi con degli slogan collaudati del tipo: "Io sono dell'idea che per essere cristiani non sia necessario andare a Messa!" oppure : "Sono cristiano ma non praticante, ma penso di essere più corretto io di tanti cristiani che vanno a Messa!"
MI PERMETTO DI FARE QUALCHE OBIEZIONE
La prima giustificazione, afferma qualcosa di inverosimile, assurdo e irrazionale. Come può esserci un cristiano che non vive la cosa più preziosa che ci ha lasciato il Signore e che ci ha comandato di celebrare fedelmente in sua memoria? Se accettassimo questa definizione sarebbe come dire: "Io sono dell'idea che per essere un buon chirurgo non sia necessario studiare medicina". Chiunque, sano di mente, contesterebbe questa affermazione. Ma allora perché la si accetta comunemente quando ci si riferisce alla vita cristiana e alla Messa? Senza l'Eucaristia la nostra fede ne esce impoverita e menomata rischiando di perdere il suo centro e di svuotarsi di significato, di diventare qualcosa di puramente personale e individualistico e, alla fine, di accettare il compromesso con il mondo e le sue leggi.
In merito alla seconda affermazione si potrebbe obiettare che, a Messa, non ci si va perché si è perfetti ma perché ci riconosciamo bisognosi di Dio e della sua Grazia per vincere il peccato e perché l'unione profonda con Cristo ci sostiene nel nostro personale cammino di santificazione, senza dimenticare che l'Eucaristia è il pane di vita eterna.
Il concetto di cristiano non praticante è un assurdo, sarebbe come dire: "Io sono un calciatore non praticante cioè, faccio parte di una squadra, ho ricevuto la mia maglietta, ho fatto gli allenamenti, ma la domenica non mi presento allo stadio perché ho altro di più importante da fare!"
Inoltre, chiamare in causa la presunta manchevolezza degli altri cristiani per giustificare la propria infedeltà alla pratica cristiana è una scusa banale e intellettualmente disonesta.
Se già sentire cristiani ragionare in questo modo crea l'orticaria, diventa ancora più ostico sentire ragionamenti similari dalla bocca di qualche consacrato.
NUOVA PAROLA TABÙ: "DEVI"
Durante un incontro di formazione di Vicariato, ascoltammo con ossequioso silenzio, i due "esperti" mandati dalla Diocesi a tenere l'incontro. La sala, gremita di fedeli, in modo particolare catechisti, ascoltava l'alternarsi degli interventi del sacerdote e della religiosa. Dopo un piccolo intervallo ci fu permesso di fare domande. Ad un tratto un anziano parroco si alzò e disse: "Nella mia parrocchia è calata la partecipazione dei bambini a Messa. Come possiamo far capire loro che devono venire in chiesa la domenica?"
I due relatori si guardarono in faccia quasi infastiditi da quella domanda. Poi uno dei due rispose: "Caro don, lei sbaglia l'approccio! Non bisogna dire "devi" a un bambino. Andare a Messa non deve essere sentito come un dovere ma devono andarci di loro iniziativa. Noi dobbiamo interrogarci su come stimolare il loro desiderio di venire a Messa. Questo vale anche per i loro genitori. Se non lo comprendono allora non dobbiamo forzarli".
L'anziano sacerdote, formato con altri valori e criteri, rimase perplesso e rincarò: "Allora se non posso più dirgli che bisogna andare a Messa, cosa devo fare? Lasciar correre e magari dar loro ugualmente i Sacramenti a fine anno? A me questa cosa non sembra giusta!". I due relatori si guardarono con un espressione di compatimento perché, quel sacerdote formato alla vecchia maniera, proprio non voleva capire che il "devi" ormai era stato sostituito dal "se te la senti".
SI DEVE
Siamo d'accordo che l'ideale sarebbe avere a Messa tutti cristiani ben motivati e convinti ma non possiamo accettare l'dea che non si possa richiamare il senso del dovere che, ancora una volta, è accettato in ogni ambito della vita tranne se di mezzo c'è il Signore. Provate ogni mattina a chiedere a un bambino se preferisca andare a scuola o stare a casa a dormire o a giocare. Oppure chiedete se preferisca andare dal dentista o al luna park. È chiaro che un bambino abbia anche bisogno di essere educato nelle scelte e nel capire che non è sempre la cosa migliore fare solo ciò che piace e non è sempre la cosa peggiore fare ciò che sul momento mi sembra inutile o imposto.
Quand'ero bambino, mia madre, ogni domenica mattina, svegliava me e mio fratello perché si doveva andare a Messa. Io certo non facevo i salti di gioia e spesso protestavo perché volevo dormire ancora un po'. Lei rispondeva che si doveva andare in chiesa e quel "si deve" mi ha educato, poco alla volta a comprendere l'importanza della Messa, come delle altre cose fondamentali della vita.
Nota di BastaBugie: questo articolo è un estratto dal libro di don Sabino Decorato dal titolo "Chiesa in libera uscita: Breve guida per sopravvivere a un cristianesimo ospedale da campo" ed. Fede e Cultura (con prefazione di Aldo Maria Valli).
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