
I PIÙ LETTI DEL MESE
-
Il 1° libro di BastaBugie
CI HANNO PRESO PER IL COVID
Per non dimenticare tre anni di abusi di potere
Anno 2023 pag. 514 € 16
-
Audio registrati
-
La censura di YouTube
YouTube ha censurato in passato circa il 20% dei video che abbiamo pubblicato e oggi ci impedisce di pubblicare video con temi contrari al politicamente corretto (islam, gay, covid, ecc.)

SCEGLI UN ARGOMENTO
Aborto
America
Animalisti e vegetariani
Attualità
Cinema
Comunismo
Cristianesimo
Ecologia
Economia
Eutanasia
Evoluzionismo
Famiglia e matrimonio
Fecondazione artificiale
Immigrazione
Islam
Libri
Liturgia e sacramenti
Morale
Omelie
Omosessualità
Pedofilia
Pillole
Politica
Santi e beati
Scienza
Scuola
Storia
Televisione
« Torna agli articoli di I

Dopo la sentenza che avalla l'eutanasia per depressi, la Corte europea dei diritti dell'uomo ha prodotto un'altra perla della decadenza giuridica e morale in cui è finita l'Europa che ha rinnegato Cristo. Con una decisione pubblicata il 13 ottobre, la Cedu ha stabilito all'unanimità (7 giudici su 7) che un'attivista, a seno nudo, che sull'altare di una chiesa aveva simulato di abortire Gesù, ha esercitato la sua «libertà di espressione».
Il caso risale al 20 dicembre 2013, quando Eloise Bouton, allora appartenente al movimento delle Femen, indossando un velo azzurro e una simil-corona di spine, mimò appunto un aborto e urinò davanti al tabernacolo della chiesa parigina di Santa Maria Maddalena (La Madeleine). Al sacrilegio erano presenti una decina di giornalisti, preventivamente avvertiti dall'attivista. Durante i fatti si stavano svolgendo prove di canto e, dopo la ferma richiesta del maestro del coro, la Femen aveva lasciato il luogo di culto.
In un'intervista apparsa tre giorni più tardi, sotto forma di lettera rivolta al parroco della Madeleine, la Bouton spiegava che nella circostanza aveva tenuto tra le mani «due pezzi di fegato di manzo, simboleggianti Gesù Bambino abortito». All'altezza della pancia si era tatuata una scritta volgare, che faceva riferimento al Manifesto delle 343, una dichiarazione del 1971 firmata da femministe francesi che ammettevano di aver abortito e chiedevano di legalizzare l'aborto; altra scritta sul dorso della Femen: «Il Natale è cancellato». Concetti simili venivano ribaditi sul sito Internet delle Femen francesi, con un'altra blasfemia - diretta a Maria e Gesù - che vi risparmiamo. Ne era nata dunque una causa giudiziaria, intentata dal parroco. Il tribunale aveva condannato la Femen a un mese di carcere - con pena sospesa - e al pagamento alla parrocchia di 3.500 euro totali (2.000 per danni morali, il resto come contributo spese). Un'inezia, in confronto ai fatti. Sia il secondo che il terzo grado di giudizio avevano confermato la decisione, che sul piano penale riguardava solo il reato di natura sessuale (exhibition sexuelle).
Ma la Cedu ha ribaltato tutto, con una sentenza zeppa di contraddizioni e arrampicate sugli specchi. La Corte di Strasburgo sostiene che l'azione dell'allora Femen debba essere considerata come una «performance» e come tale protetta dall'articolo 10 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo, che tutela la libertà di espressione. In realtà, lo stesso art. 10 non prevede una libertà di espressione illimitata, ma ricorda che essa può essere sottoposta a restrizioni e sanzioni per ragioni legate, tra l'altro, alla protezione della morale e dei diritti altrui. Era stato questo uno dei ragionamenti principali delle corti francesi, che avevano sottolineato - soprattutto in Appello - la gravità dell'offesa alla fede cattolica.
LA CORTE EUROPEA DEI DIRITTI DELL'UOMO GETTA LA MASCHERA
La Cedu si dichiara addirittura «colpita dalla gravità della sanzione» inflitta alla donna dai tribunali transalpini, lamentando che essa ne macchia la fedina penale e la espone al carcere in caso di nuova condanna. Secondo la Corte, inoltre, «una pena detentiva inflitta nel contesto di un dibattito di interesse politico o pubblico è compatibile con la libertà di espressione garantita dall'art. 10 della Convenzione solo in circostanze eccezionali, in particolare quando altri diritti fondamentali sono stati gravemente violati, come nel caso, ad esempio, di discorsi d'odio o di incitamento alla violenza» (n° 53). Traduciamo: per la Cedu, un'offesa a Gesù e Maria davanti all'altare, che a cascata è anche un'offesa a milioni/miliardi di fedeli, non costituisce un discorso d'odio. Del resto, la categoria dei "discorsi d'odio" è usata principalmente per tacitare e punire le voci contrarie all'ideologia Lgbt e abortista, voci catalogate come "odiose" anche se pacate e ragionate.
La stessa Cedu getta difatti la maschera, sostenendo la nobiltà del fine della Femen, che «ha avuto l'unico obiettivo di contribuire, attraverso una performance volutamente provocatoria, al dibattito pubblico sui diritti delle donne, in particolare sul diritto all'aborto» (n° 53). Il diritto del bambino a nascere non è nemmeno considerato. Ma questo oggi non fa più notizia. Quel che più colpisce è il cortocircuito logico in cui cade la Cedu pur di appoggiare la causa dell'aborto, visto che poche righe prima aveva dovuto ammettere che «la libertà di espressione» della Femen era stata esercitata «in modo tale da offendere intime convinzioni personali attinenti alla morale o addirittura alla religione» (n° 49).
Il tentativo di giustificare l'azione della Femen invocando il dibattito pubblico e l'uso del seno scoperto come "arma" politica, infatti, non sta in piedi. Non solo la Bouton ha recato un'offesa al pudore altrui. Ma lo ha fatto dissacrando volutamente una chiesa, per di più davanti al tabernacolo, dove Nostro Signore è realmente presente in corpo, sangue, anima e divinità.
Al culmine della loro audacia, i giudici di Strasburgo rimproverano ai tribunali interni francesi il fatto di aver «rifiutato di prendere in considerazione il significato delle iscrizioni» dipinte sul corpo della ricorrente e dunque le sue idee, da diffondere attraverso un ben noto luogo di culto «scelto per promuovere la copertura mediatica di questa azione» (n° 64). Come dire: la Cedu considera sacro non Dio bensì l'aborto, perciò tutti i mezzi per difendere questo cosiddetto "diritto" sono giustificati.
DUE PESI E DUE MISURE
In conclusione, «la Corte ritiene che l'ingerenza con la libertà di espressione della ricorrente, costituita dalla pena detentiva sospesa inflittale, non fosse "necessaria in una società democratica"». Di qui, la Cedu ricava che vi sia stata una violazione dell'art. 10 della Convenzione. E condanna la Francia a risarcire la donna: 2.000 euro per danni morali e 7.800 euro per le spese da lei sostenute. Le Scritture hanno già messo in guardia da simili ribaltamenti: «Guai a coloro che chiamano bene il male e male il bene» (Is 5, 20).
Sorge inoltre una domanda: i giudici della Cedu avrebbero avuto la stessa sfrontatezza a parlare di «libertà di espressione» se la Femen avesse fatto la sua esibizione in una moschea? Supponiamo di no. Ricordiamo un precedente. Nel 2018, la Cedu aveva sostenuto la condanna penale di una relatrice austriaca accusata di aver equiparato alla "pedofilia" il rapporto sessuale di Maometto con Aisha, 9 anni. Secondo i giudici, le affermazioni della donna costituivano «una violazione maligna dello spirito di tolleranza alla base della società democratica» e mettevano «in pericolo la pace religiosa».
All'opposto, la Cedu ha già legittimato in passato attacchi alle chiese e ai cristiani. Nel 2018, la Corte di Strasburgo aveva sostenuto che la provocazione blasfema delle femministe di Pussy Riots nel coro della cattedrale ortodossa di Mosca fosse protetta dalla Convenzione europea dei diritti dell'uomo. Come spiega l'Eclj (European centre for law and justice), l'avvocato delle Pussy Riots - ex collaboratore alla fondazione di George Soros - è poi divenuto un giudice della stessa Cedu. Sempre nel 2018, i giudici di Strasburgo avevano condannato la Lituania per aver punito delle pubblicità blasfeme raffiguranti Gesù e Maria.
Una cosa, in definitiva, è chiara. Alla Cedu c'è un buon numero di giudici che non solo fanno finta di non vedere i frutti dell'avversione al cristianesimo (chiese profanate e bruciate, statue e crocifissi distrutti, abbrutimento generale), ma che appoggiano loro stessi la cristianofobia.
DOSSIER "FEMEN"
Il delirio del femminismo
Per vedere tutti gli articoli, clicca qui!
-
Pubblicato 10 anni fa...
NON CREDEVA AGLI STREGONI
Linciato dalla folla
di Rino Cammilleri
Articolo dell'8 aprile 2015
-
Libro della settimana
QUALCOSA DI ME
Dialogo con un'amica
di Claudia Koll
Anno 2025 / pag. 160 / € 15
-
Video della settimana
ARMIAMOCI E PAGATE
Video ironico
di Silver Nervuti
Durata: 10' (27/03/2025)
-
Da FilmGarantiti.it
BALLOON
Una mongolfiera per la libertà (storia vera)
Giudizio: stupendo (***)
Genere: storico (2018)
-
I dossier di BastaBugie
ROBERTO SAVIANO
Il messia della sinistra
Dossier: 7 articoli
-
Santo della settimana
FRANCESCO DI FATIMA
Il bambino veggente
di Maria Bigazzi
Festa: 4 aprile
-
Video per la formazione
DAZI AMARI
I venerdì della Bussola
Intervista a Maurizio Milano
Durata: 40m (28/03/2025)
-
Personaggi del passato
CARLO MARIA MARTINI
Cardinale
Famigerato biblista e vescovo di Milano
1927 - 2012 (85 anni)