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Dopo gli utenti "Facebook" degli Stati Uniti anche quelli del Regno Unito possono ora scegliere tra una delle 70 opzioni di genere possibili, al momento della registrazione del proprio profilo. Via quindi le inadatte e superate categorie di maschio e femmina per fare spazio alle più svariate e inimmaginabili declinazioni, tra le quali: asessuato, intersessuale, cis-gender, pan-gender e neutro. Gli utenti inglesi potranno decidere anche il pronome con il quale preferiscono farsi chiamare all'interno del social network aggiornando le loro impostazioni personali dove sarà possibile scegliere tra maschile, femminile e neutro.
Tra le tante definizioni previste vi è quella di «cis-gender», neologismo ideologico utilizzato in contrapposizione a «trans-gender», ad indicare le persone a proprio agio con il genere assegnato alla nascita. In altre parole le persone normali eterosessuali. Tale "innovazione" è stata fortemente voluta da Brielle Harrison, ingegnere del software presso "Facebook", interessato in prima persona a tale novità, in quanto lui stesso un transgender.
All'indomani della messa on-line delle nuove "inclusive opzioni" ha dichiarato entusiasta: «Ci saranno un sacco di persone per le quali questa innovazione non significa nulla, ma per i pochi interessati, significa tutto. Troppo spesso alle persone transgender come me e ad altre persone non conformi al proprio genere viene data un'unica opzione binaria, vuoi essere maschio o femmina? Qual è il tuo genere? Tutto ciò è un po' sconfortante in quanto nessuno di questi generi dice veramente chi siamo. Questa innovazione cambia davvero le cose perché per la prima volta posso andare su un sito e indicare a tutte le persone che conosco qual è il mio vero genere».
Di opinione opposta, Jeff Johnston, analista di "Focus on Family", una influente organizzazione in difesa della famiglia americana, il quale ha ricordato l'importanza del dato biologico affermando: «naturalmente, Facebook ha il diritto di gestire il suo sito molto popolare come meglio crede, ma la questione di fondo è: È impossibile negare la realtà biologica che l'umanità è divisa in due metà: maschile e femminile. Coloro che chiedono il cambiamento insistono sul fatto che esistono sono un numero infinito di generi, ma non è dicendolo che cambia la realtà. Detto ciò, noi abbiamo una grande compassione per coloro che rifiutano il loro sesso biologico e credono di essere del sesso opposto».
I 70 generi sessuali di "Facebook" stupiscono fino ad un certo punto in quanto essi rappresentano il logico e naturale punto di arrivo di una visione perversa e distorta della sessualità che ha radici lontane. Il principio di tale processo può essere individuato nella pubblicazione, nel 1948, da parte del sessuologo americano Alfred Kinsey, della "Kinsey Scale" nota anche come "Heterosexual–Homosexual Rating Scale".
La scala prevede una serie di differenti comportamenti sessuali da 0 a 6, dove il valore 0 corrisponde alla completa eterosessualità e 6 alla completa omosessualità. In tale range di valori, nel quale la bisessualità è la normalità, sono racchiusi tutti gli orientamenti sessuali. A questi sei scalini è stata poi aggiunta un'ulteriore categoria, X, indicante la persona asessuale, colui che non ha alcun desiderio sessuale. Un evidente filo ideologico unisce, dunque, la "Scala di Kinsey" ai 70 generi di "Facebook".
In nome della libertà dell'individuo, unico dogma e valore intoccabile nel clima di relativismo contemporaneo, viene negata la realtà oggettiva ed ammessa ogni tipo di tendenza o inclinazione sessuale soggettiva. Perché non aggiungere tra le opzioni anche i bambini e gli animali?
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