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« Torna agli articoli di Stefano Fontana

Vorrei dire due parole sull'estremismo dal punto di vista della Dottrina sociale della Chiesa. Credo infatti che essa venga solitamente intesa così, come moderata e non estremista. Forse nell'immaginario collettivo opera l'idea che i cattolici in fondo sono sempre stati di centro, che le ali estreme della Chiesa, sia a destra che a sinistra, sono sempre state minoranza e per di più combattuta. Forse influisce l'idea che il cattolico deve essere sempre rispettoso dell'autorità, come invita a fare San Paolo, e che il suo modo di fare debba sempre essere aggregante, conciliante, solidale, accogliente, rispettoso. Il cattolico non dovrebbe gridare mai, ma sempre dialogare compostamente. Sta di fatto che, per questi e per mille altri motivi, per molti le esigenze della Dottrina sociale della Chiesa non sono estremiste.
COSA DEVE FARE IL CATTOLICO?
Sul piano politico la cosa viene spesso declinata nel seguente modo: il cattolico non deve dare il proprio voto alle forze politiche che si contrappongono al sistema, che esprimono radicali insoddisfazioni, che stanno stretti in queste regole, che vogliono cambiamenti radicali. Quindi: la Costituzione non si tocca, l'Unione Europea è cosa buona, se c'è qualcosa da cambiare facciamolo insieme senza bracci di ferro, in accordo con le istituzioni nazionali e internazionali. Per evitare l'estremismo si cessa di essere alternativi e si cerca di disturbare il meno possibile, alzando la voce solo sui temi davanti a cui tutti la alzano. [...]
Questo modo di fare non solo non ha niente a che vedere con la Dottrina sociale della Chiesa, ma si scontra con una evidente realtà: cosa succede se è ormai proprio il sistema ad essere estremista? In modo molto istituzionale, in modo molto democratico, in modo molto educato... ma estremista? Senz'altro è una forma di estremismo negare la legge di natura. Non è estremismo impedire di nascere ai bambini concepiti? Non è estremismo insegnare ai bambini che possono diventare indifferentemente maschio e femmina se lo vogliono? Non è estremismo far profondamente soffrire i bambini con il divorzio dei genitori? Non è estremismo difendere e promuovere l'omosessualismo? Il diritto al figlio concepito in modo artificiale? L'utero in affitto? Non è estremismo tassare al 60 per cento negando così il principio del diritto alla proprietà privata? Non è estremismo imporre una sovranità sovranazionale negando dignità e diritti alle nazioni? Potremmo continuare con l'utero in affitto, con il divorzio lampo e via dicendo: tutte forme di estremismo violento.
LA POSIZIONE DELLA DOTTRINA SOCIALE DELLA CHIESA
La Dottrina sociale della Chiesa si oppone a tutto questo. Bisogna accusarla di estremismo? Chi si oppone a questo estremismo è estremista? In questo caso i cattolici dovrebbero essere estremisti. Oggi l'estremismo vero è quello istituzionalizzato e democraticamente pianificato. Se i cattolici che si ispirano alla Dottrina sociale della Chiesa pensano di dover essere moderati non vi si opporranno per paura dell'accusa di estremismo. Ma collaborare con questo estremismo vuol dire essere estremisti. Il cattolico che, per essere moderato e per non adoperare parole ostili, collabora con chi promuove leggi estremiste e violente, anche lui diventa estremista e violento anche se crede di essere moderato e se usa le buone maniere.
La Dottrina sociale della Chiesa non è un manuale per i buoni comportamenti civici, non si sofferma sulle forme esteriori ma va ai contenuti, specialmente quando contenuti sbagliati, sovversivi ed estremisti vengono presentati in forme urbane e ricche di bon ton e trovano compiacenza nei servizi di informazione statali all'ora di cena, cioè nel momento più a modo, tranquillo, conciliante che ci sia, davanti alla famiglia riunita a tavola o sul divano. Quella stessa famiglia che l'estremismo istituzionalizzato tenta in realtà di demolire. La Dottrina sociale della Chiesa fa riferimento a un ordine sociale finalistico. I veri sovversivi sono coloro che lo vogliono sovvertire, non chi lo vuole difendere.
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