
I PIÙ LETTI DEL MESE
-
Il 1° libro di BastaBugie
CI HANNO PRESO PER IL COVID
Per non dimenticare tre anni di abusi di potere
Anno 2023 pag. 514 € 16
-
Audio registrati
-
La censura di YouTube
YouTube ha censurato in passato circa il 20% dei video che abbiamo pubblicato e oggi ci impedisce di pubblicare video con temi contrari al politicamente corretto (islam, gay, covid, ecc.)

SCEGLI UN ARGOMENTO
Aborto
America
Animalisti e vegetariani
Attualità
Cinema
Comunismo
Cristianesimo
Ecologia
Economia
Eutanasia
Evoluzionismo
Famiglia e matrimonio
Fecondazione artificiale
Immigrazione
Islam
Libri
Liturgia e sacramenti
Morale
Omelie
Omosessualità
Pedofilia
Pillole
Politica
Santi e beati
Scienza
Scuola
Storia
Televisione
« Torna ai risultati della ricerca

In Italia ormai anche la guerra deve essere ‘politicamente corretta’. Perciò si vorrebbe addirittura che la forza impiegata dai nostri soldati fosse proporzionata a quella di cui è dotato il nemico: come se, quando scoppia un conflitto, non ci fosse in gioco la vita di chi sta combattendo e come se l’obiettivo dei contendenti non fosse la sconfitta dell’avversario; e, perciò, si aprono inchieste giudiziarie per chiarire le condizioni in cui i militari italiani uccidono durante gli scontri a fuoco: dunque, siamo una nazione che non soltanto è incapace di sopportare delle perdite in battaglia, ma che non ammette neppure di infliggerne ai nemici.
Difatti, i nostri governi da anni negano che i contingenti italiani impegnati su fronti di guerra partecipino direttamente ad azioni offensive, cosa che in realtà avviene, e quasi a malincuore ne riconoscono il compito di supporto agli eserciti alleati durante gli attacchi condotti da questi ultimi. Si è arrivati persino al paradosso linguistico di parlare di guerra senza mai usare questo termine e usando al posto forme lessicali che includono tutte la parola ‘pace’, cioè il suo contrario: i nostri sono “soldati di pace” che svolgono “operazioni di pace” o, in alternativa, “missioni umanitarie”. Per dimostrarlo, si attua una costante selezione delle immagini e delle informazioni tesa a presentarli sempre intenti ad attività assistenziali a beneficio delle popolazioni locali. Conseguentemente, anche la parola ‘nemico’ è bandita dal vocabolario dei politici e dei vertici militari: nei comunicati stampa si preferiscono espressioni quali “uomini armati”, “elementi ostili”, “forze non identificate”.
Di questo singolare modo italiano di condurre la guerra, e delle sue conseguenze, parla 'Iraq-Afghanistan. Guerre di pace italiane', il libro del giornalista ed esperto di difesa Gianandrea Gaiani appena pubblicato dalla casa editrice Studio LT2. Come suggerisce il titolo, l’analisi verte soprattutto sulle modalità di svolgimento delle due missioni alle quali l’Italia ha partecipato dopo aver aderito, all’indomani degli attentati dell’11 settembre 2001, all’alleanza dei paesi minacciati dal terrorismo islamico. È infatti su queste due missioni che ha pesato maggiormente l’influenza dello schieramento antioccidentale sostenuto dai partiti di estrema sinistra e principale responsabile di questa atipica italian way of war: uno schieramento che, dopo l’11 settembre, è diventato un vero e proprio fronte interno, capace di convincere vasti strati dell’opinione pubblica e di incidere sulle scelte del governo italiano in materia di politica estera e di difesa.
Si devono al governo Berlusconi i primi caveat che hanno limitato l’operatività delle nostre truppe in Afghanistan, benché l’esecutivo di centro-destra certo non dubitasse dell’utilità di liberare Kabul dai talebani e ancor meno dell’appartenenza dell’Italia all’Occidente e della realtà della guerra dichiarata da al Qaeda alla nostra civiltà. Poi, con la vittoria nel 2006 della coalizione guidata da Romano Prodi, che ha portato al governo i portavoce delle formazioni antioccidentali e no global, la collocazione del nostro paese è diventata meno netta e si è accentuata la pericolosa posizione di faglia che l’Italia occupa a causa delle divisioni politiche e sociali che la caratterizzano.
Il consenso alla guerra contro il terrorismo islamico si è quindi ridotto con ulteriori ripercussioni negative sul piano militare, ben documentate nella precisa e dettagliata ricostruzione di Gianandrea Gaiani. Il quadro che ne risulta è estremamente allarmante: per vincere bisogna almeno sapere di essere in guerra; per vincere riducendo al minimo i costi umani ed economici, bisogna dotare i propri combattenti di tutto il potenziale offensivo disponibile e permettere che lo usino secondo necessità. Finora l’Italia non lo ha fatto.
-
Pubblicato 10 anni fa...
NON CREDEVA AGLI STREGONI
Linciato dalla folla
di Rino Cammilleri
Articolo dell'8 aprile 2015
-
Libro della settimana
QUALCOSA DI ME
Dialogo con un'amica
di Claudia Koll
Anno 2025 / pag. 160 / € 15
-
Video della settimana
ARMIAMOCI E PAGATE
Video ironico
di Silver Nervuti
Durata: 10' (27/03/2025)
-
Da FilmGarantiti.it
BALLOON
Una mongolfiera per la libertà (storia vera)
Giudizio: stupendo (***)
Genere: storico (2018)
-
I dossier di BastaBugie
ROBERTO SAVIANO
Il messia della sinistra
Dossier: 7 articoli
-
Santo della settimana
FRANCESCO DI FATIMA
Il bambino veggente
di Maria Bigazzi
Festa: 4 aprile
-
Video per la formazione
DAZI AMARI
I venerdì della Bussola
Intervista a Maurizio Milano
Durata: 40m (28/03/2025)
-
Personaggi del passato
CARLO MARIA MARTINI
Cardinale
Famigerato biblista e vescovo di Milano
1927 - 2012 (85 anni)