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Il CONI (Comitato Olimpico Nazionale Italiano) si uniforma al diktat etico globale ed introduce il reato di omofobia all'interno del proprio statuto. A darne notizia è il suo stesso presidente Giovanni Malagò, nel corso dell'audizione alla VII commissione del Senato sullo stato di salute dello sport italiano, dichiarando: "Ieri abbiamo inserito il tema della lotta all'omofobia nello statuto del Coni: è stata recepita l'indicazione della Presidenza del Consiglio dei ministri" e per questo "abbiamo modificato l'ordinamento inserendo oltre ai reati di discriminazione razziale anche quelli di omofobia".
CI SIAMO ADEGUATI AI DIKTAT
Il presidente del CONI Malagò ha motivato la propria decisione affermando di essersi semplicemente attenuto a quelle che erano le indicazioni "dall'alto" in tal senso: "non abbiamo fatto altro che rispettare le indicazioni generali".
La nuova norma è stata accolta con scontato entusiasmo dalle associazioni LGBT che grazie a tale novità vedono equiparare il reato di discriminazione razziale e quello di omofobia. Aurelio Mancuso, presidente di Equality Italia, ha dichiarato: "È un ottimo segnale. Dai cori omofobi alle discriminazioni nei confronti di atleti ritenuti omosessuali, finora lo sport italiano ha dato una pessima immagine. La stessa reiterata negazione da parte di dirigenti sportivi del fatto che l'omosessualità è presente in tutte le discipline, o le offese gratuite con dichiarazioni raccapriccianti sulle persone omosessuali, sono atteggiamenti discriminatori che convincono, tra l'altro, migliaia di sportivi a vivere nella paura e nella clandestinità. Quindi è necessario che dai primi, timidi gesti si passi velocemente ai fatti".
Sulla stessa linea anche Fabrizio Marrazzo, portavoce di Gay Center, per il quale, d'ora in avanti, "non sarà più lecito né discriminare, né usare un linguaggio offensivo sui campi di gioco".
FATTO GRAVISSIMO
L'equiparazione tra razzismo e omofobia da parte dei vertici dello sport italiano rappresenta un fatto storico gravissimo, emblematico della decadenza dei tempi e dell'odierno clima culturale in tema di omosessualità. Con tale conformista decisione il CONI, il più importante organo sportivo italiano, mette lo sport, attività educativa e formativa per eccellenza, rivolta a giovani e giovanissimi, al servizio della sempre più aggressiva ideologia LGBT. Un irresponsabile provvedimento adottato, secondo le parole dello stesso presidente Malagò, in riverente ossequio alle indicazioni arrivate in materia dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri che, dopo le recenti nomine in quota LGBT a Palazzo Chigi, mette dunque, ancora una volta, a nudo la linea politica del premier Matteo Renzi in fatto di gender ed omosessualità.
Nota di BastaBugie: Rodolfo de Mattei nell'articolo sottostante dal titolo "Matteo Renzi sceglie il guru LGBT De Giorgi per la comunicazione online" parla delle "recenti nomine in quota LGBT a Palazzo Chigi" a cui si accenna nella parte finale dell'articolo.
Ecco dunque il suo articolo pubblicato su Osservatorio Gender il 7 maggio 2016:
Matteo Renzi sceglie il guru LGBT per rilanciare la sua comunicazione online. Da lunedì il fondatore e direttore del portale Gay.it, Alessio De Giorgi, farà infatti il suo ingresso a Palazzo Chigi per entrare a far parte dello staff della comunicazione, con il compito di occuparsi soprattutto di informazione on line e social media.
Quarantasette anni, gestore della discoteca Mamamia sulla marina di Torre del Lago, già capo di Gabinetto nell'amministrazione del sindaco di Viareggio Leonardo Betti, De Giorgi è stato anche consigliere per l'attuazione delle norme contro le discriminazioni per orientamento sessuale e identità di genere, su nomina della Giunta regionale toscana. Esponente di Arcigay, con il suo oggi ex compagno Christian Panicucci fu il primo a firmare un Pacs nel 2002 a Roma presso il consolato francese.
Il direttore di Gay.it entra dunque questa volta dalla porta principale dopo il fallito tentativo di fare il suo ingresso in Parlamento come candidato del partito Scelta Civica di Mario Monti nel 2013. Candidatura alla quale fu costretto a rinunciare, in seguito alla pubblicazione di alcune sue foto da parte del quotidiano Libero e dopo che la trasmissione radiofonica La Zanzara diffuse la notizia che lo stesso De Giorgi risultava proprietario di ben quattro siti pornografici: Gaysex.it, GayTube.it, NewEscort.com e Me2 tutti riconducibili alla società da lui amministrata Gay.it S.p.A.. [...]
Ultimamente il neoassunto di palazzo Chigi, ha assistito Renzi durante il travagliato iter della legge sulle unioni gay, appoggiando la scelta del premier di stralciare le adozioni pur di far passare la legge e riuscendo così a far "digerire" tale indigesta decisione all'esigente comunità omosessuale. L'incarico sa dunque di meritata ricompensa da parte del capo che con tale abile nomina strizza l'occhio anche al mondo gay in vista delle prossime elezioni amministrative.
Dopo il "teologo" gay, Benedetto Zacchiroli, chiamato da Bologna a Roma per entrare a far parte dello staff di Palazzo Chigi, la nomina del fondatore e direttore di Gay.it, Alessio De Giorgi, in un campo oggi così importante e strategico come quello della comunicazione online, mostrano chiaramente da che parte sta il governo del "cattolico" Matteo Renzi nell'odierna battaglia culturale per la "normalizzazione" dell'omosessualità e di ogni tendenza sessuale nella nostra società.
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