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Cristianofobia: una parola non nuova – usata per la prima volta infatti in una risoluzione dell'Onu del 2003 – ma che oggi assume un nuovo rilievo. Parola pronunciata da monsignor Dominique Mamberti, segretario vaticano per i Rapporti con gli Stati (in pratica il ministro degli Esteri vaticano), che ha parlato al Meeting di Rimini, insieme a Mario Mauro, vice presidente del Parlamento Europeo, di diritto di libertà religiosa. «La cristianofobia va affrontata in Europa e nel mondo con la stessa determinazione con cui si combattono l'antisemitismo e l'islamofobia».
IL DIBATTITO
In realtà, il tema della libertà religiosa, che ora deve dolorosamente fare i conti con un risorgente senso di "cristianofobia", è al centro del dibattito anche politico in Europa. Lo è in qualche modo in Italia, lo è adesso nella Spagna di Zapatero. Lo spiega bene Javier Prades Lopez, docente di Teologia Dogmatica alla Facoltà teologica di Madrid, secondo il quale «in questa seconda legislatura del governo Zapatero, come disegno culturale e politico, sembra rafforzarsi la connotazione fortemente ideologica già espressa nella precedente legislatura». Adesso, però, l'attacco arriva proprio sul fronte del diritto della libertà religiosa. «Infatti il governo dichiara che si vuole presentare una legge sulla libertà religiosa. Ma la verità è, spiega il teologo, che «non si tratta della risposta a bisogni reali della società. Nessuno chiede una nuova legge sulla libertà religiosa, bensì, in questa decisione, traspare l'impostazione di una minoranza che sente di dover guidare una sorte di rivoluzione culturale».
Con questo taglio ideologico, dalle prime informazioni che si hanno, il disegno di legge sarebbe sostenuto da due principali linee di forza. Il primo è quello che mira «a ridimensionare il ruolo della Chiesa cattolica, e questo si farà attraverso il concetto di "pluralismo religioso"». Ossia, si sosterrà che quella cattolica è solo una fra le tante religioni praticate in Spagna e non può avere una posizione preminente e adeguarsi alla nuova e composita realtà sociale. «Il che», obietta il professor Prades, «è contrario al principio di realtà stessa: dire che la Chiesa cattolica è una realtà sociale come qualsiasi altra realtà sociale religiosa, compresa quella islamica, è un'affermazione irrazionale». Insomma, nonostante i cambiamenti avvenuti negli ultimi trent'anni, in Spagna la Chiesa continua ad avere un evidente radicamento sociale che non ha confronti con quello di altre religioni. Il secondo tema che emerge è quello che, in nome della protezione dei diritti dei singoli, «si tenta di intervenire nei rapporti interni alla Chiesa stessa, della sua vita, per influire sul rapporto dei pastori con i fedeli e nella stessa realtà delle Congregazioni, della Diocesi…». Una vera e propria ingerenza dello Stato insomma nella vita della Chiesa, perché si continua a pensare «meno Chiesa meglio è», perché la Chiesa è uno dei pochi ostacoli reali al tentativo di imporre la mentalità espressa dal governo zapaterista.
Dunque la Spagna si avvia sulla strada del laicismo alla francese, quel laicismo indicato a lungo come modello ideale a cui tendere sotto le cui vesti, mutati i tempi, si ripresenta il vecchio giacobinismo: una sorta di "ateismo" di stato che, con la scusa di garantire la libertà e i diritti di tutti e a tutti i costi, finisce per voler esercitare un controllo e una "censura" nei confronti della Chiesa.
OSTILITÀ
E così ritorna l'ostilità contro i cristiani: realtà innegabile, di cui si tace, o che viene messa in un angolo, spiega il professore, «molto più frequentemente rispetto a quel che avviene nel caso di una ingiustizia o di una violenza contro membri di altre religioni. Penso alla Spagna: se c'è una caricatura contro Maometto scoppia un caso nazionale e internazionale, se si ridicolizza la fede cristiana, molto di rado si manifesta una reazione. È vero che in Spagna esiste un'antica tradizione anticlericale che ora tende a "risvegliarsi", ma mi pare innegabile la tendenza dell'Occidente a rivoltarsi contro se stesso e in questo senso, in buona misura, si tratta di un rifiuto della propria tradizione, indiscutibilmente cristiana».
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