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Lo chiameranno Miles, forse in onore di Miles Davis, chissà.
Come secondo nome suggerirei Audrey, che suona chic, o magari Paris, come la famosa ereditiera che ha consacrato l’esistenza ad onorare i consigli per gli acquisti. Del resto anche a loro piace tanto: quando Thomas ha saputo che Scott era incinto, non ha resistito alla gioia e ha fatto, racconta, quello che tutti i gay fanno quando sono eccitati – shopping!
A questo punto avrete forse cominciato a porvi qualche interrogativo in preda alla confusione. Niente, in confronto a quelli a cui dovrà rispondere il piccolo Miles, quando sarà abbastanza cresciuto da rendersi conto della realtà in cui lo hanno calato. Perché arriva sempre un momento in cui l’ipocrisia deve fare i conti con la realtà.
Miles nascerà nel mese di febbraio, e a partorirlo sarà un trentenne californiano, Scott Moore. Scott in principio era Jessica. Nato donna, diviene presto consapevole della sua identità maschile e sceglie di sottoporsi ad un intervento di chirurgia per eliminare il seno. Non ha il denaro sufficiente per portare a termine la riassegnazione del sesso, e deve limitarsi ad una terapia ormonale a base di pillole.
Scott poi incontra Thomas, che prima era Laura. I due si innamorano e decidono di sposarsi. Della famiglia fanno parte anche i figli che Thomas ha avuto da una precedente relazione con una donna adesso scomparsa. Ma la coppia è decisa a coronare la loro unione con un figlio tutto suo.
Detto, fatto. Scott benedice il giorno in cui la sua assicurazione sanitaria non poté far scempio delle sue ovaie e diventa il secondo uomo incinto della storia.
Il primo era stato Thomas Beatie il quale, con la benedizione di Oprah Winfrey, un paio di anni fa aveva dato alla luce una bambina. Anche Beatie, all’anagrafe Tracy Langodino, aveva provvidenzialmente mantenuto il suo apparato riproduttivo (non si sa mai), del quale si servì allorché la moglie Nancy comprese di non poter restare incinta a seguito di una grave endometriosi. La fecondazione avvenne acquistando alcune fialette di sperma da una banca del seme. A proposito di shopping.
Questa volta invece ci ha pensato un amico di Scott, che ha generosamente messo a disposizione il suo seme per ingravidarlo.
Sembra dunque che il piccolo Miles avrà a disposizione due papà e una mamma. O forse due mamme e un papà. Oppure i papà sono tre?
Non sarà un problema, a quanto pare. Scott e Thomas, che stanno progettando un parto naturale (sic) presso l’ospedale della loro città, sono certi che il bambino sarà in grado di affrontare qualsiasi provocazione o molestia relativa ai suoi genitori.
“Ci siamo passati” ha dichiarato Thomas “mio figlio Logan ne ha già subite, ma ora a chi lo offende si limita a rispondere ‘Se tu hai problemi con i miei due padri, io non ne ho, quindi non mi ferisci’”.
Non è vero, Thomas.
Non è vero che non lo feriscono, ma a voi piace crederlo. E’ vero che non vuole essere ferito, e che non vuole ammettere di esserlo.
Ed è anche vero che non tutta la colpa è di quei bulli insensibili. La gran parte della responsabilità della sofferenza di Logan è vostra, tua, di Scott e del vostro disumano egoismo. Del vostro narcisismo. Dei vostri complessi, che vi fanno pretendere di avere quello che non potreste – che non dovreste. Che vi induce a caricare i vostri figli della responsabilità di possedere e donarvi quella sicurezza che non appartiene a voi.
Il vostro non è il desiderio di un figlio, è il desiderio di AVERE un figlio. Di provare a voi e agli altri che è solo la volontà dell’individuo a contare, e al diavolo le conseguenze, le barriere, i giudizi.
Ma avere un figlio non è una sfida, non è un limite da superare, come non lo è la dignità di un essere umano che non chiede di venire al mondo e che, una volta arrivato, ha diritto ad una famiglia costituita da due figure fondamentali e complementari, il padre e la madre; ha bisogno di serenità e stabilità, e di crescere senza porsi interrogativi che quella stabilità e serenità vanno a distruggere. Soprattutto, quell’essere umano ha diritto alla possibilità di comprendere che non tutto ciò che vogliamo o possiamo è bene.
Scott e Thomas parlano di “parto naturale”. Ma cosa c’è di naturale nel parto di un individuo che è metà uomo e metà donna?
Una donna che dà alla luce un bambino attraverso l’amore per il suo uomo, questo è naturale. Un uomo e una donna è naturale. Un uomo e un uomo non è naturale, è diverso. Ma un uomo e un uomo che vogliano concepire un figlio non è naturale né diverso: è mostruoso!
Quella di Scott non è una gravidanza, ma un esperimento, non troppo differente da quello che i nazisti conducevano sulle cavie selezionate. Non si spargerà sangue, non si leveranno urla, ma è ugualmente violenza – contro Miles, la ragione umana e la legge di natura.
Contro Dio, se esiste.
Ed è questo il punto. Scott e i dottori compiacenti che hanno accettato di seguirlo in questo delirio sono accomunati dall’arroganza e dalla persuasione di potersi sostituire all’ordine che precede l’uomo e che conferisce senso alla sua esistenza. Il Mengele che è in loro arde dall’eccitazione fanatica di spostare il confine ancora un po’ più in là, nell’illusione di riuscire finalmente a controllare la forza da cui, a dispetto di tutti i loro vani tentativi, sono controllati.
L’uomo si sostituisce alla donna, lo scienziato subentra al Grande Demiurgo, entrambi non paghi di rappresentare una parte, ma posseduti dalla maligna fantasia di appropriarsi della capacità di creare, senza rendersi conto di perderla nell’istante stesso in cui la rincorrono.
Riprendiamo da dove avevamo interrotto? Scott si infila la panciera, si cosparge di crema all’acido ialuronico e poi, quando si sarà nuovamente stancato di Jessica e tornerà ad interpretare il ruolo del papà – una sgridata con la barba è sempre più efficace – sarà sufficiente riprendere la terapia ormonale. Anzi questa volta, con i soldi delle interviste, dei servizi fotografici e delle comparsate in tv, potrà finalmente rimuovere un utero ormai superfluo e diventare l’uomo che, seppure con qualche incertezza, si era ripromesso di essere.
Il piccolo Miles avrà già, suo malgrado, abdicato alla privacy. Il circo dei media gli si scatenerà attorno, per sincerarsi che goda di sana e robusta costituzione e fargli qualche domanda pruriginosa. Ma che importa, con ogni probabilità diventerà la star dell’ennesima edizione del Grande Fratello, guadagnando soldi e i sorrisi silenziosi e tartufeschi dei paladini dei diritti dell’infanzia.
E non si illudano, Scott e Thomas, di essere coraggiosi o migliori di altri, quando spacciano per acquisita una consapevolezza interiore, per afferrare la quale non esitano a strumentalizzare l’innocenza di una vita che nasce.
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