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Pluralismo, certo, ma a luci rosse: è la deriva che rischia il digitale terrestre in Italia, se la gara per la cessione del 40% dell’etere dovesse sfuggire di mano all’Autorità per la Garanzia nelle Comunicazioni. Il bando è uscito nelle scorse settimane, ci sono due mesi per decidere e, pur considerato che ci si vorrà lasciare alle spalle le elezioni e la formazione del nuovo governo, entro giugno l’Agcom sarà in grado di aprire il mercato ai nuovi editori che occuperanno le frequenze lasciate libere, per legge, da Rai, Mediaset e La 7. Nuovi che, in realtà, nuovi non sono, come non lo sono le tecnologie che utilizzeranno. Per quanto faticosa sia stata in passato la diffusione dei decoder, almeno fino all’arrivo dei nuovi televisori con tuner digitale integrato, la pay tv via etere rappresenta ancora la piattaforma più diffusa e l’accoppiata decoder digitale - smart card ricaricabile resta la tecnologia più usata: assicura al cliente costi contenuti, flessibilità di utilizzo e, a determinate condizioni, anche l’anonimato. Un plus, quest’ultimo, di grande appeal per l’editoria del porno, che si è affacciata sul mercato italiano e potrebbe sfruttare l’imminente 'liberalizzazione' per imporvisi. L’hardcore, che oggi si mimetizza tra documentari e cartoons nei ricchi bouquet del satellite, ha tutti i fondamentali economici e tecnologici per aspirare a fare del digitale terrestre la propria autostrada e potrebbe sfruttare proprio questa gara per ottenerlo.
Sono passati solo due anni, infatti, da quando l’Autorità imponeva a Rai, Mediaset e La 7 di mandare in onda solo «trasmissioni che rispettino i diritti fondamentali della persona, essendo comunque vietata la trasmissione di programmi che contengono scene di violenza, soprattutto se gratuita o efferata, o pornografiche». Una severità, quella della delibera 264/05 che inaspriva i limiti dettati dalla legge ma che era destinata a durare poco, visto che a fine 2006 la stessa Agcom ha cancellato quel divieto. Ora, il disciplinare per l’assegnazione del 40% del digitale terrestre abbassa definitivamente la guardia.
L’Autorità ha deciso di selezionare i nuovi protagonisti del digitale terrestre attraverso una gara per titoli e sulla scorta di una valutazione effettuata da una commissione. Il disciplinare, nel definire i criteri di questa valutazione delle domande di accesso alla capacità trasmissiva, privilegia i criteri economici con cui sarà valutato il piano d’impresa e quelli tecnici che permetteranno di esaminare il progetto di utilizzo delle frequenze che saranno assegnate ai nuovi soggetti. È su questi due ordini di criteri che verrà attribuito un massimo di sessanta punti su cento. Gli altri quaranta dipenderanno dalla qualità del piano editoriale presentato dal candidato, ma i parametri per saggiarlo appaiono piuttosto generici. Si parla di «qualità dei programmi » come pure di «valorizzazione delle opere europee e della produzione indipendente»; si terrà conto della «promozione di opere di alto livello artistico, dell’educazione della formazione, di trasmissioni per i minori» e della «tutela dei minori e della dignità umana», ma anche dell’«offerta di generi ad ampia diffusione, in grado di soddisfare i gusti delle diverse categorie di telespettatori, in particolare nelle fasce orarie di maggiore ascolto». Le maglie, insomma, sono larghe e attraverso di esse potrebbe effettivamente passare di tutto. Sarà sufficiente garantire una qualche forma di condizionamento dell’accesso a tutela dei minori per ottenere l’assegnazione di frequenze che valgono oro.
L’editoria pornografica è in crescita costante e può contare su margini di profitto impensabili per chi investe su informazione o fiction. Oggi, un solo operatore con il porno via satellite fattura in Italia più di 120 milioni di euro all’anno. I costi, poi, sono irrisori: un titolo di Hollywood si paga a suon milioni di euro, un film a luci rosse qualche centone. In un momento di stallo come questo - dal 2012 partirà la conquista dei 15 milioni di utenti della tv analogica ma oggi il digitale terrestre si deve accontentare dei tre che gli assegnano le statistiche, le stesse che lo dipingono eterno secondo, dopo il satellite - i margini dell’eros sono allettanti per tutti e se Rai, Mediaset e La 7 sono frenate da ragioni di opportunità, i piccoli editori si muovono da anni e con grande disinvoltura su questo terreno e attendono solo di fare il grande salto, preceduti da alcuni colossi internazionali. Se quindi la commissione di valutazione applicherà alla lettera il disciplinare, non potrà che accogliere le domande di editori nostrani, come Conto Tv o Glamour Tv, o stranieri, come Top Up e Sbs. Pronti a veicolare contenuti erotici di differente gradualità, candidati come questi non avranno alcuna difficoltà a ottenere il massimo punteggio sul piano tecnico ed economico, magari dissimulando il 'business' nell’ambito di una programmazione che, secondo le differenti fasce orarie, proporrà anche normali film e innocenti cartoons. Se infine, come pare, solo gli editori dell’eros se la sentiranno di investire in un momento di transizione come quello che il digitale obiettivamente vive, è altamente probabile che, ove l’Agcom non riveda i propri criteri di valutazione, al traguardo dell’assegnazione della capacità trasmissiva arriveranno proprio loro, trasformando così il 40% del digitale terrestre italiano in un rifugio di guardoni con smart card.
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