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La scuola pubblica scozzese insegnerà dall'anno prossimo ai bambini a partire dai cinque anni che l'essere maschio o femmina non dipende dalla biologia, ma «da ciò che decidi». È quanto stabilito dalle nuove linee guida redatte dal Servizio sanitario ed educativo nazionale scozzese, alle quali gli insegnanti dovranno riferirsi.
Come riportato dallo Scotsman, nelle linee guida si legge: «Il tuo sesso è quello che ti viene assegnato dal medico alla nascita. Alla maggior parte delle persone viene assegnato il sesso maschile (bambino) o femminile (bambina) quando nasce». E ancora: «Le persone potrebbero pensare di conoscere il tuo genere perché ti vesti in un certo modo o perché ti piace fare determinate cose. Ma tu sei una persona unica, solo tu sai chi sei».
L'idea del governo di inculcare nelle menti dei bambini fin dalla scuola primaria che il sesso è fluido e non ha radici biologiche e che il genere è una mera costruzione sociale non convince neppure la portavoce del ministero dell'Educazione, Liz Smith, parlamentare del partito conservatore scozzese: «È giusto insegnare ai bambini il significato dei termini e della diversità di genere. Ma molti genitori potrebbero pensare che a cinque anni i loro figli sono troppo giovani per certi discorsi».
Una mamma è meno diplomatica: «Anch'io penso che gli stereotipi siano dannosi, ma se incoraggiamo i bambini giovanissimi a credere che la realtà fisica del corpo è mutevole, rischiamo di creare problemi di salute fisica e mentale devastanti». È quello che pensa la psicologa infantile scozzese, Amanda Gummer: «Fino agli otto anni per un bambino le cose sono bianche o nere. Molti non hanno le abilità cognitive per capire queste cose e per la maggior parte di loro questi non sono problemi».
Si apre così un nuovo contenzioso tra il governo, la scuola scozzese e molte famiglie. Il Christian Institute, infatti, ha già deciso di fare causa all'esecutivo che ha «consigliato» agli insegnanti della scuola pubblica di non informare i genitori nel caso i loro figli manifestino il desiderio di cambiare sesso e di guidarli nella transizione senza coinvolgere le famiglie.
Nota di BastaBugie: ecco altre notizie dal gaio mondo gay (sempre meno gaio).
FB CENSURA POST SU TRANS-EFEBOFILO
Stephen A. Ricciardi (nella foto) è stato condannato nel 2006 per aver aggredito sessualmente un ragazzo di 13 anni e una ragazza di 14 anni. Trattasi quindi di un caso di efebofilia. Ricciardi è anche diventato trans ed ora si aggira in un quartiere di Wappingers Falls (New York).
I genitori allarmati hanno pubblicato dei post su Facebook per avvertire tutti di prestare attenzione a questo individuo.
Facebook ha censurato i post perché ritenuti transfobici. Fosse stato un prete pedofilo FB avrebbe girato la notizia ai principali media.
(Gender Watch News, 5 agosto 2018)
UNGHERIA PRO FAMILY E NO GENDER
Il premier ungherese Victor Orbán in un recente discorso, tenuto il 29 luglio a Băile Tuşnad, ha dichiarato: "ogni paese ha il diritto di difendere il modello tradizionale della famiglia e ha il diritto di affermare che ogni bambino ha il diritto di avere una madre e un padre".
La difesa della famiglia naturale (l'aggettivo è più corretto di quello "tradizionale") sta portando i suoi frutti in Ungheria: meno divorzi e aborti, più matrimoni e nascite.
(Gender Watch News, 6 agosto 2018)
GAY NOMINATO RESPONSABILE DEI DIPARTIMENTO DIRITTI UMANI DEL PD
Sergio Lo Giudice, noto attivista omosessuale, è stato nominato responsabile del Dipartimento tematico dei diritti civili del Pd. La nomina sta spaccando il partito perché Lo Giudice non solo è a favore della pratica dell'utero in affitto, ma anche perché con il suo compagno vi ha fatto ricorso due volte.
Francesca Marinaro, ex parlamentare europea e ex senatrice, ha dichiarato: «Ho aderito al Pci nel 1976 perché difendeva la dignità umana che per me è stata sempre la priorità Ora devo prendere atto che non è più così».
Marinaro, Francesca Izzo e Licia Conte, tra le fondatrici del Pd, hanno scritto al segretario Maurizio Martina: «Constatiamo con dolore che il nostro partito, sciogliendo ogni precedente ambiguità, ha fatto la sua scelta con l'affidare il Dipartimento diritti civili a una figura che ha fatto della battaglia per la legalizzazione dell'utero in affitto la propria bandiera identitaria. È stato inviato in tal modo agli iscritti, agli elettori e ai cittadini un messaggio inequivocabile: il Pd ritiene che una pratica inaccettabile rientri nel novero dei diritti civili».
Fanno bene le tre militanti del Pd ad alzare la voce, ma, date alcune premesse da loro sposate, sono incoerenti. La donna non è libera di autodeterminarsi decidendo cosa fare con il proprio corpo come nel caso dell'aborto, della contraccezione, della vendita di ovociti nell'eterologa e della prostituzione? Se queste tre signore accettano la fecondazione artificiale eterologa perché negare una sua variante che è la maternità surrogata? Se il trio plaude alle relazioni omosessuali, non riconoscere a queste il "diritto" ad un figlio non è discriminatorio? Di chi progressismo ferisce di progressismo perisce.
A margine: perché quando si tira in ballo l'utero in affitto nessuno mai parla di chi ci sta dentro quell'utero?
(Gender Watch News, 2 agosto 2018)
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