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« Torna agli articoli di Andrea Tornielli

Intervista al vescovo di San Marino Luigi Negri: «Servono politici che abbiano come criterio ultimo la dottrina sociale cristiana». «Sono gli uomini che difendono i valori, non i simboli». Il vescovo di San Marino monsignor Negri torna sul voto dei cattolici.
«Il problema per i cattolici oggi, di fronte alle vicende politiche del nostro Paese, è innanzitutto un problema di cultura. Ci devono essere uomini e donne che sappiano impegnarsi avendo come criterio ultimo i valori non negoziabili e la dottrina sociale della Chiesa».
Così Luigi Negri, vescovo di San Marino e Montefeltro, sintetizza la sfida che si presenta di fronte al mondo cattolico. Ieri il quotidiano Avvenire, in un editoriale firmato da Marco Tarquinio, faceva il punto sulla presenza (e sulle difficoltà) dei cattolici negli schieramenti della politica italiana, parlando di «un problema di compatibilità tra visioni antropologiche» per quanto riguarda il Partito democratico, «un nodo che negli ultimi anni è emerso a più riprese (si pensi solo ai temi della famiglia e della tutela della vita), fino a farsi stringente».
Che rischia di «diventare soffocante - si legge ancora nell’editoriale del quotidiano cattolico -, se davvero si realizzasse un ulteriore e definitivo avvicinamento con il gruppo di Pannella e Bonino». A destra, invece, Avvenire vede un problema di «omologazione» dovuto al «subitaneo assemblaggio di soggetti differenti» che hanno come «solo connotato ben definito», per il momento, il «profilo» del Cavaliere. Infine, al centro, nell’area dove si colloca l’Udc, secondo Avvenire c’è il «problema chiave» della «qualità» degli uomini che incarnano il progetto.
Monsignore, una situazione un po’ confusa, non crede?
«Vorrei innanzitutto dire che a me il problema appare culturale, non di formazione politica o di schieramento partitico: un ragionamento sugli schieramenti sarebbe tra l’altro del tutto fuori luogo nelle parole di un vescovo. Parlo di cultura perché questa è un’emergenza per il nostro Paese. Si tratta infatti di recuperare i principi e i valori fondamentali, quelli che Papa Benedetto XVI ha definito non negoziabili – vale a dire vita, famiglia ed educazione – e su questi costruire ad ogni livello e in ogni campo ciò che la dottrina sociale della Chiesa ha formulato in un secolo e mezzo di magistero».
Oggi i cattolici militano nel centrodestra, nel centro, nel centrosinistra...
«Il problema è che esistano oggi in Italia uomini decisi a impegnarsi nella vita sociale e politica affermando che i valori non negoziabili sono e saranno il criterio in base a cui verificare la loro stessa militanza politica».
Che cosa pensa della decisione di Pier Ferdinando Casini di non aderire al Pdl mantenendo il suo simbolo e correndo da solo?
«Non mi trascinerà in considerazioni relative agli schieramenti e ai partiti. Non sono un politico, non intendo pronunciarmi su questo. Faccio notare soltanto che sono gli uomini che difendono i valori, non i simboli. E la dottrina sociale della Chiesa, per il cattolico che s’impegna in politica, dovrebbe essere il criterio operativo, non soltanto l’ispirazione ideale tirata in ballo nei discorsi per poi fare le scelte concrete sulla base delle convenienze o delle ideologie o della disciplina di partito. Se politici così scarseggiano, ci vuole un’esperienza educativa che ne faccia rinascere, perché non possiamo accettare l’idea che la Chiesa non sia più in grado di educare».
L’unità politica dei cattolici è una fase chiusa, impraticabile la via del partito unico. Nessuna nostalgia?
«A dire il vero un po’ di nostalgia io ce l’ho. Ho appena detto che la difesa dei valori la fanno gli uomini, non i simboli, però il partito unitario dei cattolici era un ambito di riferimento. Adesso tutto è lasciato alla singola persona. Ogni cattolico, al momento del voto, dovrà guardare là dove i valori della dottrina sociale sono non tanto affermati, ma almeno non contrastati».
Può fare degli esempi?
«Non credo che una certa legislazione sulla famiglia che si è cercato di portare avanti negli ultimi due anni sia in linea con quel riconoscimento della famiglia naturale così come è sancito dalla nostra Costituzione. Così come faccio fatica ad avvertire una qualche consonanza con chi ostentatamente contrasta qualsiasi discorso di autonomia scolastica e di libertà di educazione. Mi sembra difficile che un cattolico possa votare per chi è contro la sacralità della vita, l’unità della famiglia, il rispetto della libertà di educazione».
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